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24 giugno 2015 / miglieruolo

Il poema del ciclo

(“The Period Poem”, monologo di Dominique Christina, 2015, trad. dal video di Maria G. Di Rienzo. Dominique Christina è una scrittrice, poeta, insegnante, attivista afroamericana. Ha vinto cinque premi nazionali di poesia. N.B.: nel testo che segue è impossibile tradurre il continuo gioco di parole fra “period” – periodo/ciclo mestruale e “period” – punto, o punto e basta.)

Dono per le prime mestruazioniDono per le prime mestruazioni

Voglio essere molto chiara. Ho scritto questo pezzo con un’intenzione precisa. Ho una figlia di 13 anni. E’ importante per me tirar fuori ogni parte della mia esperienza, qualsiasi saggezza io abbia racimolato da essa, ogni parte della mia spina dorsale, dirigendola verso di lei, per sostenerla, per offrirle del linguaggio che la sollevi e la mantenga su di spirito.

Ciò detto, questo pezzo è per me una conversazione necessaria, che cerca di minare lo svergognamento delle ragazze rispetto alle mestruazioni. Io ho cominciato ad averle in seconda media, a scuola. E subito c’è stata qualche stronzata, tipo io che agito la mano e dico “Devo andare al bagno subito.” e attorno me dicono “Hai le tue cose, non è vero?”. Sapete, quel tipo di scemenze.

E così quando mia figlia ha cominciato ad avere le mestruazioni e la faccenda l’ha abbattuta ed è uscita dal bagno come se fosse morta o qualcosa del genere, io ho voluto scardinare quest’atmosfera. Perciò ho dato per lei una “festa mestruale”, adornando la casa di rosso, indossando abiti rossi e c’erano cibi e bevande dello stesso colore. E’ stato fantastico. (applausi del pubblico)

Fantastico, tutto rosso, ogni cosa, mi è piaciuto molto. E’ andata meravigliosamente. E poi, mentre mi trovavo ad Austin, in Texas, per partecipare a “Women of the World” (“Donne del Mondo”) quest’anno, mia figlia mi manda lo screenshot di un tweet e in 140 caratteri questo idiota tenta di distruggere quel che ho trasmesso. Ecco oggi la mia risposta al summenzionato. Grazie.

Il tizio su Twitter dice: “Stavo facendo sesso con la mia ragazza quando le sono venute le sue cose, ho mollato la puttana immediatamente.”

Caro scemo senza nome su Twitter: tu sei la ragione per cui mia figlia ha pianto lacrime da funerale quando ha iniziato ad avere le mestruazioni. Il subitaneo dolore che le fanciulle provano al segno dell’uscita dall’infanzia è l’ingresso in una realtà in cui non dovrebbero essere costrette a negoziare il tuo schifo per quel che il corpo di una donna può fare. E qui comincia una lezione di anatomia infusa di politica femminista, perché ti odio.

C’è una cosa chiamata “utero”. Versa emanazioni ogni 28 giorni circa, nel mio caso ogni 23 – sono sempre stata una che rompe le regole. Questa è la parte per l’anatomia, non voglio fare digressioni. La parte di politica femminista è che le donne sanno come lasciar andare le cose, come lasciare che qualcosa di morto lasci il corpo, come diventare nuove, come rigenerarsi, come crescere e calare al modo della luna e delle maree, e entrambe le cose influenzano il modo in cui tu ti comporti, ma non divaghiamo. (risate dal pubblico)

Le donne hanno vagine che possono “parlarsi” l’un l’altra e con ciò intendo che quando siamo con le nostre amiche, le nostre sorelle, le nostre madri, i nostri cicli mestruali possono sincronizzarsi. La mia stessa cervice è incredibilmente capace di influenzare altri, chiunque io ami sa come sanguinare con me. Ricordati quest’ultima frase, c’è una metafora in essa. (applausi)

Ricordatela. Quando tua madre era gravida di te, l’oceano nella sua pancia è ciò che ti faceva galleggiare, ciò che ti ha reso possibile. Lo avevi sotto la lingua quando sei esploso fuori dalla sua pelle, umido e dipinto dal calore del suo corpo, il corpo i cui ingranaggi ora dileggi sui social media, quel corpo ti ha avvolto in tutto quel che aveva di miracoloso, e poi ti ha cantato ninnananne merlettate con piastrine del sangue, senza le quali non avresti alcun account su Twitter, stronzo. Ma niente digressioni.

Vedi, è possibile che noi si conosca meglio il mondo a causa del sangue che ci fa visita. Dà un’interruzione alle nostre gonne bianche, si mostra senza essere annunciato alle feste, il sangue fa così, punto e basta. Viene quando non sei preparata, il sangue fa così e basta.

Il sangue è la più grande delle sirene e noi capiamo che si comporta come vuole, non aspetta che tu gli faccia segno con la mano o di vedere un cartello di benvenuto appeso alla porta. E quando tu hai a che fare con il sangue, di nuovo e di nuovo, come accade a noi, quando il sangue continua a tornare da te, diventi una combattente. Anche se ogni buon generale sa che non si discutono i piani di battaglia con il nemico, lascia che io ti dica questo, scemo su Twitter: se c’è un minimo di bilanciamento in quest’universo, tu sarai benedetto da figlie. Benedetto.

Etimologicamente, “benedire” significa “sanguinare”.

(Ndt. In inglese sì. Le varianti bletsian, bledsian, bloedsian, blodison significano consacrare, ringraziare, segnare con il sangue, e sono riferite specificatamente allo spruzzare gocce di sangue sugli altari pagani. Il termine da esse derivato, “bless”-“benedire”, fu successivamente scelto per tradurre la parola latina benedicere e quella greca eulogein nelle bibbie scritte nelle due lingue, e entrambe le parole hanno il significato “lodare, parlare bene di”: il termine ebraico così tradotto, però, significa “piegare (le ginocchia)”, “adorare”, “invocare benedizioni”.)

Etimologicamente, “benedire” significa “sanguinare”. Vedi, la linguistica ha una lezione da darti. In altre parole, il sangue parla: ecco il messaggio, seguimi. Vedi, le tue figlie ti insegneranno ciò che tutti gli uomini devono prima o poi arrivare a sapere e cioè che le donne – fatte di quanto c’è di magico e macabro nella luce lunare – ti presenteranno al sangue. Lo metteremo su tutte le lenzuola e i sedili delle auto, faremo questo. Ti presenteremo a ciò che hai dentro, punto, e se sarai impreparato come noi a volte siamo, ciò ti travolgerà e ti lascerà una macchia indelebile.

Quindi, a mia figlia: dovesse un qualsiasi idiota malmenare la selvaggia geografia del tuo corpo, il modo in cui il tuo corpo cavalca una rossa rapida corrente come quello di ogni buona lupa o strega, allora fagli cucù con il sangue. Dai a quel sangue un nome biblico, qualcosa di pietra e mortaio. Dagli un nome dalla prima ribellione di Eva nel giardino, dagli il nome dell’ultima bimba a cui sono stati mutilati i genitali a Kinshasa – il che è accaduto stamattina.

Metti in quel nome altrettante sillabe quanti sono i casi di stupro non denunciati. Dagli un nome con qualcosa di sacro, qualcosa di potente, qualcosa di non esprimibile con il linguaggio, qualcosa in geroglifici, qualcosa che suoni come la fine del mondo.

Dagli un nome per la lotta fra le tue gambe e per le donne che qui non resteranno innominate. Sanguina e basta, fai filtrare la tua scrittura impossibile su tutti i mobili buoni. Sanguina, sanguina, sanguina su ogni cosa che a lui piace, punto.

Menstrual Goddess di Neyrelle

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