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2 luglio 2015 / miglieruolo

RELATIVAmente di Cristina Bove

(dal blog di Cristina Bove)

02luglio-Pensieri-Musica-ParoleQuando mi spingi al margine
dei tuoi minuti contati
quando mi appoggi alla parete
come un avviso vecchio di bacheca
e non mi vedi
muovi d’un passo accennalo d’obliquo
raccoglimi parola e movimento
di quell’astratto rito di contorno
che ti rapì nell’attimo

e portami sul bordo
di questo tempo matto
ché tu lo sai
non è solo quel segno di carezza
immaginata nel transito degli occhi
o dire nel non dire
tre sillabe per te certo di troppo

per me ragione d’essermi attardata.

02luglio-equilibrio_corde_mente_corpo

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24 commenti

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  1. chiamamip / Lug 2 2015 07:05

    Tre sillabe importanti che per un attimo fermano il tempo. Sei splendida, Cri
    Patrizia

    • miglieruolo / Lug 2 2015 08:07

      Splendida persona, Crsitina Bove. La poetessa non la definisco. La diminuirei. Parla per me (meglio, molto meglio di quanto io possa fare), la poesia.
      Grazie del commento ChiamamiPatrizia.

    • cristina bove / Lug 2 2015 12:43

      grazie, Pat
      tre sillabe molto abusate, ma vere soltanto se pronunciate solo col cuore.

  2. miglieruolo / Lug 2 2015 07:59

    Lamento d’ogni amante, ma anche d’ogni persona. Un dolersi che va oltre la semplice constatazione d’un peccato che tutti commettiamo: la disattenzione, che costituisce il vero errore capitale (la disattenzione verso l’altro, ribadito); un dolersi che è anche affermazione del valore essenziale dell’esistenza. L’incontro. Il patto tra le anime. Inessenziale per chi nulla coglie “nel transito degli occhi” (o al massimo una possibilità d’incontro materiale), fondamentale invece per chi ha scelto di evitare le trappole dell’egoismo, della comodità e dell’apparente.
    Chi è che non ha mai commesso tale errore o non lo ha subito?
    Io per primo, attore attivo e passivo. Eppure mi sono sempre battuto contro l’ingiustizia. Con maggiore accanimento probabilmente quanto più, per paura dell’inadeguatezza, mi ripetevo. Non per altro, per compensare il non volare alto in un paesaggio d’arcobaleno che l’omissione produceva; rinunciando in questo modo alla felicità che costituisce la pena inevitabile al nostro far orecchi da mercante ai suggerimenti delle leggi vere che, purtroppo, NON governano il mondo.

  3. miglieruolo / Lug 2 2015 08:25

    La poesia meriterebbe anche un’analisi formale. Unita a un’analisi complessiva (formale) del modo di Cristina Bove. Qualcuno competente un giorno la farà. Per il momento mi attardo solo nel sottolineare l’apparente non consenquenzialità delle parti (almeno quattro), che mostrano brusche oscillazioni nell’argomentare. Eppure letta nel suo insieme, appare coerente (oltre che coinvolgente) come poche altre.
    La spiegazione credo sia nell’ambizione teatrale che in essa appare manifesta (in piena innocenza e forse addirittura inconsapevolezza). Quel che Cristina Bove ci porge è una vera e propria azione scenica, nella quale si alternano due protagonisti, l’Io narrante e l’Io narrato. Ognuno con le sue proprie ragioni e necessità.
    Inizia l’Io narrante che descrive l’amara realtà da cui è stata investita (fino a “e non mi vedi” verso di transizione); per passare poi alle azioni dell’Io narrato.
    Procede poi (e portami) avanzando le richieste, anzi la richiesta. Semplice, elementare, la richiesta di tutti, universale, che coinvolge anche le pietre (ma gli esseri umani sanno essere, a volte, più duri delle pietre): amami.
    Chiude ambiguamente con l’ultimo verso, dato nell’apparenza d’una scusa non petita, eppure obbligata; nella quale scusa vedo, forse sbagliando, prevalere un contenuto di rimprovero e d’amarezza.
    Gli esperti perdoneranno le improprietà ma, perdonate tutti, ho voluto cimentarmi.

    • cristina bove / Lug 2 2015 13:15

      caro amico, non sono presente come dovrei, non come meriterebbe l’attenzione che hai verso la mia poesia,
      sono presa da alcune problematiche fisiche che dovrò affrontare a breve.
      leggo il tuo commento sul significato duplice di questi versi e mi rallegro per quanto ci hai colto, perfino più di quanto fosse a me stessa manifesto.
      dire “ti amo” è diventato un superficiale iterativo modo di rapportarsi, diffuso in rete più che altrove.
      un modo per dire tante cose tranne quella più importante: “ti amo perché sei tu, perché voglio prendermi cura di te, perché desidero il tuo bene, in tutti i sensi, e voglio condividere con te ogni gioia e ogni dolore, e perché, sopra ogni cosa, amo la tua anima.”

      grazie di tanta generosa ospitalità
      cri

      • miglieruolo / Lug 2 2015 15:27

        Tutto quello che dici mi sta bene. Lo condivido. Desidro solo aggiungere che “ti amo” per me significa soprattutto ti cedo il passo, rispetto la tua libertà e desidero sia fatta la tua volontà, non la mia.
        Che poi sarebbe il contenuto vero di ogni autentica preghiera. Un programma di vita.

  4. miglieruolo / Lug 2 2015 08:34

    Utilizzo la circostanza di questo mio doppio commento (anzi, triplo) per aggiungerne un altro di ringraziamento a Ninaesposition e Curi che hanno espresso il loro gradimento a questo post.
    Ciao.

  5. fattorina1 / Lug 2 2015 10:33

    Io narrante e io narrato si confondono in uno scampolo di tempo, divisi e uni ed entrambi portatori di richieste che scivolano negli angoli e deflettono dalla traiettoria iniziale.
    Perfetta nel ritmo accordato sul contenuto, gran bella poesia.
    Narda

    • miglieruolo / Lug 2 2015 12:42

      Grazie Narda. E’ proprio il caso di dirlo: gran bella poesia!

    • cristina bove / Lug 2 2015 13:19

      deflettere è verbo altamente significativo, Narda, e non poteva esprimere meglio il contenuto di questa sofferta introspezione tra due modalità di affrontare la delusione.
      Grazie, carissima amica!

  6. lallaerre / Lug 2 2015 11:13

    Come dice Narda, è semplicemente perfetta!

  7. miglieruolo / Lug 2 2015 13:18

    Incanta sì, ma non sempre, PER FORTUNA. Altrimenti sarebbe un mostro, non una poetessa. Nessuno scrive cose sempre ottime. Cristina Bove lo fa spesso. Abbastanza spesso da indurmi a mettermi le mani nei capelli (che non ho) considerata le difficoltà di scelta che la tanta abbondanza comporta.
    Chissà qaunte belle poesie ho scartato!

    • cristina bove / Lug 2 2015 13:22

      beh, farti mettere le mani nei capelli non è poi tanto disdicevole… 🙂

    • gelsobianco / Lug 2 2015 15:12

      E quante bellissime poesie proponi, Mauro.
      Grazie
      Con un sorriso
      gb

  8. gelsobianco / Lug 2 2015 15:11

    Oh, che bella bella poesia!

    E l’incanto del tutto mi rapisce.

    Cara cara Cri
    gb

  9. gelsobianco / Lug 2 2015 15:59

    “Desidro solo aggiungere che “ti amo” per me significa soprattutto ti cedo il passo…”

    Sì.
    Grazie ancora. Mauro
    🙂
    gb

    • cristina bove / Lug 2 2015 16:28

      sì, cara gb, in quel cedere il passo c’è tutto: attenzione, rispetto cura, accoglienza… amore

      • gelsobianco / Lug 2 2015 16:32

        Sì, caro Mauro, ho colto. Tutto.
        gb

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  1. Giovedì | cristina bove

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