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4 luglio 2015 / miglieruolo

La presenza-assenza dell’uomo in Yerka (Jacek Yerka 35)

di Mauro Antonio Miglieruolo
***
In Yerka è raro che compaia la figura umana, forse è per questo che, nonostante l’inquietante combinazione di elementi con la quali compone alcuni suoi scenari, non ispira paura.

BAGIENNA HERBATKALe forme della paura sono molteplici, ma hanno comunque una doppia origine. Una reale, la paura vera e necessaria legata alla sopravvivenza, la paura funzionale legata alla sopravvivenza; e una virtuale immaginaria, che però può assumere caratteristiche di pericolosità anche più ampie di quelle che presenta la natura, prodotta dall’uomo. Questa seconda è più pervasiva della prima ed è assolutamente in necessaria (quantunque un uomo con un fucile a pompa in mano, convinto di doverlo usare – sua specifica fantasia o ossessione – costituisce un pericolo ben reale, dal quale accuratamente guardarsi). La fonte principale della paura dunque è l’uomo, responsabile di averla inventata e per meglio spargerla nel mondo, pone in atto le pratiche più opportune per renderla reale.
BEZLUDNA WYSPACostruire un paesaggio senza l’uomo o nel quale l’elemento umano è presente solo indirettamente (per testimonianza dell’opera sua: case, automobili, orologi, strumenti musicali, interni, campi coltivati) equivale allora a offrirsi la migliore opportunità per condensare scenari nei quali l’elemento paura è inavvertibile. Succede in questo caso che mostri, metà macchine metà rettile o volatile, risultino componenti accettabili e accettati, dei quali emerge la bizzarria, non la minaccia che potrebbero rappresentare. Avere nel garage una di questi ibridi, per Yerka e quindi anche per noi, per i noi che gli consentiamo e vantiamo valori analoghi, è del tutto naturale e persino convenzionale.
L’effetto (voluto? Calcolato?) che Yerka conseguentemente produce nel “fruitore” è il desiderio di essere partecipe di quella costruzione. Di approfittare dell’occasione offerta dall’artista per entrare in un mondo che, pur essendo costruito con elementi virtuali o reali già presenti e visti (sono propri alla cultura umana), appare nella forma dell’assolutamente nuovo.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAÈ il linguaggio a prevalere, lo stile, la delicata mano dell’artista (non dimentichiamo che l’arte è essenzialmente forma). Quel che ne consegue non è, come in tanti, l’astratto di un mondo di fantasia, ma il mondo del possibile condensato da una determinata, ultrasensibile, spesso estrema, fantasia creativa. Ma c’è di più in Yerka di una bella occasione artistica colta al volo. C’è che i mondi di Yerka possiedono un senso, lo stesso senso estromesso dalla quotidianità. C’è che piovono su una realtà piatta, cosale, centrata solo sui valori materiali, esteriori e impoverenti, che di cercare profondità non si sogna neppure; e invece su qui valori punta Yerka, su quelli si basa.
Con le sue opere Yerka sembra voler offrire all’Uomo una nuova occasione, dopo quella perduta a causa del conflitto tra scienza e trascendenza, conflitto che, per salvarsi, la scienza ha risolto utilizzando il comodo rifugio di filosofie d’autodifesa (filosofie, dunque, non scienza);

In The Oligocenskie Gardensle quali filosofie, facendosi scudo della pur oggettiva necessità di tutelarsi dalle incursioni ostili dei non addetti ai lavori (preti, stregoni e spiriti leggeri), accettano di ridurre l’esistenza al valore materiale delle cose espellendo (anzi, persino irridendo) altri importanti significati: praticamente tutti quelli che vanno oltre il ciò che vedo, misuro, conto, tocco. Le incontestabili esigenze della ricerca e dell’esperimento, problema interno alle scienze, diventavano l’unico orizzonte entro il quale rinchiudere la riflessione. Da qui l’irruzione nel senso comune del determinismo, con le sue nefaste conseguenze.
x2È sufficiente in solo esempio per illustrarle: la riduzione dell’essere umano alla sua chimica/fisica. Le rappresentazioni scientifiche, di là dalle formule con le quali misura (e non spiega), se danno conto di alcune caratteristiche del mondo, non sono già quel mondo che studia. Lo scopo della vita (e del mondo) non possono essere individuate utilizzando le leggi che presiedono all’organizzazione della materia. Occorre andare oltre. Yerka, insieme alla fantascienza (il merito principale di quest’ultima forma letteraria, nonostante il suo frequente ricorrere al riduzionismo scientifico), va oltre: rovescia il processo di impoverimento. Utilizza il mondo per diffondere significati, sensazioni, suggerimenti. Usa lo scientifico, fuso con il fantastico, per ridare senso all’insieme materiale-culturale che definiamo realtà. Restituisce alla realtà ciò che gli appartiene e l’uomo normalmente esige abbia: il sogno, la visione, la contemplazione, il bisogno di andare oltre le apparenze.
KATEDRA2Yerka ci ricorda che non tutto è pane quotidiano.

KROL BOROWIK*

KUCHNIA ARTYSTY*

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One Comment

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  1. cristina bove / Lug 5 2015 04:41

    bellissima, sapiente nota introduttiva a questo straordinario pittore.

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