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11 luglio 2015 / miglieruolo

WhatsApp, che si dice in giro? di Maria G. Di Rienzo

(ovvero: come stiamo fallendo con le/gli adolescenti in Italia)

applicazione

WhatsApp è un’applicazione per smartphone che permette di scambiare messaggi, immagini, file audio e video con chiunque l’abbia installata e sia connesso a Internet. L’applicazione ha delle mappe integrate che consentono di trasmettere anche la propria posizione geografica.

Come tutti gli altri attrezzi comunicativi in voga – Facebook.inc è la proprietaria di WhatsApp – ogni tanto ottiene le luci della ribalta per i casi in cui il suo uso è particolarmente nefando: in particolare, per la condivisione di violenza, pornografia, prodotti che incitano all’odio ecc.

L’ultimo caso simile in Italia, in ordine di tempo, è di oggi 5 marzo 2015: riguarda il video del rapporto sessuale fra un 19enne e una 16enne nei bagni di una discoteca torinese. Entrambi dichiarano di non sapere chi lo abbia girato. Sono stati ripresi da due telefoni cellulari, con i loro volti visibili e quindi riconoscibili, e il video è stato condiviso su vari media da oltre 3.000 persone: nel liceo che la ragazza frequenta lo hanno ricevuto praticamente tutti, insegnanti compresi. Lei aveva incontrato il tizio nel locale e lui le aveva detto “Andiamo?”: il che sembra sufficiente per seguirlo nel bagno. Ora è “un po’ incazzata” perché le persone “giudicano senza conoscermi” e ha denunciato il fatto spinta dalla vicepreside dell’istituto. Il 19enne, quando ha saputo dell’intenzione di lei di parlare con la polizia, l’ha bloccata ed esclusa dai suoi contatti su Internet. La ragazza, che definisce se stessa e le sue amiche “apatiche”, ha un “fidanzato” che per la vicenda esprime il suo stesso blando grado di attenzione: “Mi ha detto che gli dava fastidio, di non farlo più.” Come modelli la 16enne ha Lady Gaga, Rihanna e similia – i personaggi che traducono la “trasgressione” in prodotti commerciali, una trasgressione fittizia ben pagata, nonché concessa e approvata e controfirmata dalla visione mainstream che la nostra società ha delle donne: deretani, seni, gambe, il tutto shakerato a suon di musichette idiote con l’aggiunta di testi patetici (e sovente sessisti). Empowering, come no. Girls’ Power, sicuro. Se piace agli uomini – e ai ragazzi – dev’essere senz’altro il massimo per le femmine di qualsiasi età.

La ragazza torinese, però, sembra tutto fuorché consapevole e sicura di sé. Con la madre – il padre ha lasciato la famiglia quando lei aveva 6 anni – non ha conflitti ne’ afflati: non si parlano granché. Ha avuto un precedente fidanzato per tre mesi, non le interessa più il ragazzo della discoteca, in futuro andrà all’università e troverà un lavoro… ed ogni cosa è detta come se fosse acqua che scivola via dalla sua pelle impermeabile. Niente entusiasmi, niente rabbia, niente allegria. Grazie, Lady Gaga e compagnia cantante, un ottimo risultato.

La notizia precedente (28 febbraio 2015) che riguarda WhatsApp è quella della dodicenne genovese ripresa con lo smartphone mentre è pestata a sangue da una ragazza di 17 anni. L’amica di quest’ultima, un anno di meno, si era sentita offesa dalla ragazzina più piccola e ha commissionato il “castigo”. Nel mentre quest’ultimo veniva somministrato, lei lo filmava con lo smartphone; poi, le due amiche lo hanno condiviso con tutti i loro contatti grazie a WhatsApp: quando sono arrivate le forze dell’ordine a sequestrar loro i computer, erano in procinto di caricare il video su YouTube e Facebook. Nel filmato del pestaggio compaiono anche un bel mucchio di minorenni, maschi e femmine, che guardano la scena – annoiati, indifferenti, impermeabili come la 16enne torinese.

Poco prima, nella mia provincia (a Castelfranco Veneto) c’era stato il caso dei tre 14/15enni che hanno convinto una 13enne – tre settimane di lavoro, eh, poveri fanciulli – a seguirli in garage: due fanno sesso con lei e contemporaneamente filmano, il terzo fa da palo. Migliaia di loro coetanei hanno potuto poi gustarsi il video su WhatsApp. La ragazzina si rifiuta di tornare a scuola ed è in cura da uno psicologo, chissà come mai, credevo che questa “libera scelta” fosse molto empowering… forse è perché la realtà non combacia più con i messaggi pubblicitari e le esortazioni televisive e le fregnacce su Facebook: non ti amano se li compiaci, non ottieni validazione se obbedisci, non sei la loro reginetta – sei il loro trastullo, condiviso con gli amici per insultarti e deriderti meglio.

E per finire, all’inizio dello scorso dicembre è saltato fuori un gruppo creato su WhatsApp da 18 bulli fra i quindici e i vent’anni con lo scopo di aggredire e rapinare coetanei (ad alcuni di essi hanno procurato lesioni da prognosi ospedaliera). La refurtiva recuperata dai carabinieri era una piccola montagna di zaini, orologi, catenine d’oro, portafogli, bancomat e così via.

Sapete in cosa consiste la desensibilizzazione? Esporre una persona, tramite tutti i media disponibili, a infinite rappresentazioni della violenza e a infinite normalizzazioni dell’oggettificazione sessuale e della pornografia, produce uno spostamento nella percezione delle stesse. La persona diventa indifferente, apatica, incapace di reagire. E la violenza diventa l’unico sistema per agire / risolvere conflitti.

E’ tutto un film. Mostralo, è a questo che un film serve. Mostrati. Dillo agli “amici” di Facebook, WhatsApp, YouTube, Twitter… tanto, è tutto finto. Aspetta i titoli di coda e poi non esisterà più. Sangue o succo di pomodoro, stessa cosa.

L’ossessione del guardare le donne anziché interagire con esse. La valutazione delle donne per il punteggio conseguito dalle loro parti smembrate. La riduzione delle donne a trofei che un uomo mostra ai suoi simili per ottenere la loro ammirazione. L’incapacità di avere relazioni oneste, intime, profonde, fra esseri umani, nonostante una solitudine individuale che urla fra le centinaia di “amici” e le centinaia di “mi piace”. L’assenza agghiacciante di passione, di idee e di speranza.

Adulti, genitori, insegnanti… what’s up? (Che si dice in giro, come va?) Maria G. Di Rienzo

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