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15 luglio 2015 / miglieruolo

Grecia umiliata ed affamata

Ora per noi si tratta solo di trovare il modo di uscire dall’euro, e in fretta.
di Mauro Antonio Miglieruolo

1707571421-594x350I fatti della Grecia hanno lasciato molti ammutoliti. Io tra questi. Nessuno in verità si aspettava un tale rapido voltafaccia. Il guanto di sfida era stato lanciato (il referendum); possibile non fosse stato messo in conto il possibile ulteriore irrigidimento dei servi della finanza? e la conseguente necessità di farvi fronte con qualcosa di diverso che quella specie di Caporetto che Tsipras ha sottoscritto?

Il Primo Ministro greco con quell’atto ha dato vita a almeno tre iatture:

Angela-MerkelPrimo – Ha offerto la possibilità alla Germania di infliggere agevolmente un duro colpo alla Grecia che si era ribellata alla sua dittatura: un colpo inflitto al popolo greco quale monito per tutti gli europei.

Secondo – Ha avallato l’essere diventata la democrazia ininfluente rispetto alle “leggi” della finanza e all’avidità dei finanzieri, avendo cancellato, con un solo tratto di penna, il sonoro, chiaro “NO” che il popolo aveva dato alla domanda se accettare o meno le imposizioni degli organismi internazionali. Un “Oxi” espresso in condizioni difficilissime, sotto ricatto, con la prospettiva di ulteriore miseria alle porte.

Bisogna comunque ricordare che segnali di insofferenza nei confronti della democrazia erano già stati dati, non era difficile prevedere l’odioso comportamento di Merkel&Co. Ora ecco l’oligarchia finanziaria uscire allo scoperto e svelare apertamente i suoi fini. Non è piacevole scoprirlo, ma certamente utile saperlo. Di questa scoperta dobbiamo ringraziare Syriza, alla quale va comunque la nostra solidarietà e il nostro appoggio.

Terzo – Ha assoggettato la nazione a una sorta di Protettorato esercitato dalla Germania per la finanza, quale prima tappa di un disegno eversivo che come scopo, oltre lo sfruttamento coloniale dei popoli europei, ha la trasformazione dei cittadini in sudditi legati mani e piedi al debito (alimentato e ingigantito dalle “riforme”). In un modo che somiglia paurosamente al legame feudale dei contadini alla terra (gleba).

German Chancellor Angela Merkel attends a joint news conference with Palestinian Authority President Mahmoud Abbas, not seen. during their meeting at the Chancellery in Berlin, Germany, Thursday, Jan. 19, 2012. (AP Photo/Michael Sohn)

German Chancellor Angela Merkel attends a joint news conference with Palestinian Authority President Mahmoud Abbas, not seen. during their meeting at the Chancellery in Berlin, Germany, Thursday, Jan. 19, 2012. (AP Photo/Michael Sohn)

Non male per un lieder nelle cui capacità abbiamo tutti creduto, ma che si è dimostrato di una faciloneria enorme, vittima probabilmente di illusioni parlamentariste e di quella sorta di chimera, diffusa anche a “sinistra”, sulla possibilità di “trattare” con i burocrati di Bruxelles. Davvero inimmaginabile che, nelle condizioni date, Tsipras non abbia mai preso in seria considerazione l’alternativa di uscire dall’euro, giocando eventualmente d’anticipo sui nostri nemici, suoi interlocutori. I stornellatori al servizio del capitale non hanno fatto altro che rivolgergli questa accusa, rovesciando sul popolo greco quella che in effetti era la loro segreta intenzione. Dopo averla punita e ridotta allo stremo, abbandonare la Grecia al suo destino. Grave inoltre è stata la scarsa convinzione con cui si è cercata una sponda internazionale in grado di fornire aiuti nei momenti immediatamente successivi alla rottura del cordone ombelicale con l’Europa. Gravissimo invece non aver predisposto un piano per permettere l’eventuale ritorno alla Dracma e attutirne le conseguenze. Ma appunto, Tsipras e con lui la maggioranza di Syriza, non volevano abbandonare l’Europa, e questo potrebbe anche risultare comprensibile; molto meno il non aver nemmeno preso in considerazione l’ipotesi, per potervi far fronte nel caso fossero stati costretti a adottarla. Tsipras insomma, e con lui il governo greco, si è legato mani e piedi per affidarsi poi alla clemenza delle belve di Berlino e Bruxelles, arrivando persino a sfidarle, ma senza essersi muniti di strumenti adeguati per affrontare la sfida.
syriza1La cieca ottica di restare a qualunque costo nell’Euro costituisce una trappola accuratamente da evitare. Senza di essa nessun politico avrebbe accettato di discutere per mesi con interlocutori che sapevano solo alzare cartelli minacciosi contro la Grecia con il palese intento di far degenerare le cose fino mettere con le spalle al muro il governo greco. A quel punto l’alternativa era tra due negativi: o la Caporetto che poi si è realizzata o il fallimento del paese, ma in condizioni tali da temere il verificarsi di situazioni tipo Biafra.
Tre mesi fa il paese poteva ancora sperare di cavarsela senza pagare dazio, o pagando poco dazio; oggi non più, in un modo o nell’altro sarebbe stato il disastro. Tsipras ha scelto quello meno onorevole, di uscirne umiliato. Non glielo si può rimproverare. Gli si può rimproverare invece di essersi lasciato mettere in un angolo e lasciato l’iniziativa ai feroci mastini del capitale.
In questa situazione a noi resta, e non è poco, l’esempio luminoso della Domenica dell’Oxi (NO); esempio su cui tornare a ricostruire, contro la borghesia mondiale, elementi di democrazia.
tsipras-alexis-web00Ma resta anche la lezione che Berlino e Bruxelles ci hanno dato: che l’Europa è loro e guai a chi semplicemente gliela sfiora. Che questa Europa non è riformabile e che si va verso una dittatura quale mai il continente ha conosciuto dai tempi del dispotismo di Pietro il Grande.
Da questa Europa si può e anzi si DEVE fuggire (di ricostruzione si potrà parlare dopo, solo dopo).
Fuggire finché è possibile. Prima che la gabbia sia chiusa e saldata; e trovi tutti noi dentro chiusi come scimmie per divertire la Merkel. O chi per lei.

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