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18 luglio 2015 / miglieruolo

L’anno della locusta di Alessandra Daniele

di Alessandra Daniele

The Man In The High Castle”Fascism is a world wide phenomena. Fascism is very much with us today. And it’s still an enemy.” – Philip K. Dick, 1976

Ci sono due grandi verità rivelate in The Man In The High Castle di Philip K. Dick: la prima è che, nonostante le apparenze, i nazifascisti hanno vinto la guerra.

È nella natura della fantascienza essere letteratura resistenziale.  Benché sia sempre esistita anche una fantascienza neofascista, è sempre stata minoritaria. Eppure quest’anno è riuscita ad accaparrarsi il 70% delle nomination al premio Hugo, grazie ai voti convogliati su un paio di liste bloccate da due gruppi che fanno capo all’editore neofascista Theodore Beale (in arte Vox Day) integralista cristiano, convinto assertore dell’inferiorità genetica degli africani – “genetic science presently suggests that we are not equally homo sapiens sapiens” – degli omosessuali, degli atei, e delle donne, alle quali pare toglierebbe ogni diritto, compreso quello di voto, col vetriolo: “a few acid-burned faces is a small price to pay for lasting marriages.”
Sarebbe consolatorio raccontarsi che i fascisti siano riusciti a scalare l’Hugo perché hanno imbrogliato, in realtà hanno soltanto sfruttato un bug del sistema di voto nella sostanziale indifferenza di gran parte del resto del fandom, che s’è mosso in modo tardivo quanto inefficace. Il boicottaggio parziale suggerito adesso dagli addetti ai lavori è un’inutile mezza misura.

La verità è che se i fascisti hanno avuto successo è perché il fandom ha perso gli anticorpi contro il fascismo.
E non è certo l’unica comunità a cui sia successo. Anzi, è un microcosmo che rispecchia il macrocosmo.
In tutto il mondo le tendenze ur-fasciste sono egemoniche: nazionalismo, imperialismo, colonialismo, militarismo, leaderismo, razzismo, sessismo, omofobia, xenofobia, integralismo religioso, darwinismo sociale. Quel neoliberismo che traduce  l’imperativo categorico “vincere” con “vendere”, e che condivide col fascismo storico la dottrina della disuguaglianza – fondamentale tratto distintivo del fascismo – in forma di classificazione degli esseri umani in base al loro prezzo/costo di mercato, come scatolette, o polli surgelati.
Un totalitarismo mascherato da democrazia, ormai indiscutibile come una teocrazia. E che ha appena fatto altri novecento morti nel Mediterraneo, annegati perché considerati “merce scadente” non all’altezza d’essere importata legalmente nel mercato ”occidentale”.
Novecento africani annegati. Theodore Beale può essere fiero dell’Operazione Triton.
A molti però ancora non basta: vogliono fermarli sul (loro) bagnasciuga, bombardandoli.
Si potrebbe chiamarla Operazione Cthulhu.
A preoccuparsi della scalata fascista del premio Hugo oggi si rischia di sembrare qualcuno che si lamenti d’una mosca nella minestra, in mezzo a uno sciame di locuste.
I fascisti non si stanno prendendo l’Hugo, si stanno prendendo il pianeta.

Ci sono però due grandi verità rivelate in The Man In The High Castle di Philip K. Dick: la prima è che, nonostante le apparenze, in questo mondo i nazifascisti hanno vinto la guerra.
La seconda è che, nonostante le apparenze, questo non è l’unico  mondo possibile.

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