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28 luglio 2015 / miglieruolo

Questa recita ha la muffa di Maria G. Di Rienzo

dal blog di lunanuvola

In occasione del Gay Pride romano, un sedicente “Progetto di Ricostruzzione Nazzionale” (con tutte queste zeta, sì) pubblica sulla propria pagina FB la foto di un bimbo brasiliano in short e boa di struzzo, con i capelli tinti in vari colori e la spaccia per “Gay Parade di Roma – Coinvolti anche Bambini” (con la maiuscola, così si capisce che loro ai bambini ci tengono). La scritta prosegue: “Questi sono gli Italiani del futuro che hanno progettato in laboratorio. Stupidi, senza palle ed incapaci di reagire. Io ho un’idea ben diversa!!!”

Mi sento di poter escludere che esistano italiani progettati in laboratorio. Dubito fortemente che l’autore del post abbia idee (degne di essere chiamate tali). E da dove derivi la conclusione che il bambino in costume sia stupido, senza palle e incapace di reagire lo ignoro; di certo rivela un amore immenso per i “Bambini” che oscura persino l’odio feroce riservato alla lingua italiana. I commenti sono in tono: “I genitori facessero quel che vogliono ma lasciassero stare i figli… ecc.”

costume da bagno

Vi sto ascoltando: dite che questi sono una minoranza, di destra, ignoranti, analfabeti e non vale la pena far loro caso. Ok. A quelli progressisti, di sinistra, ironici e intelligenti, devo far caso? Eccoli qua (non corretti, ho solo tagliato le righe di puntini di sospensione).

– La foto non è riprovevole perché il bambino potrebbe voler diventare una donna, non è l’omofobia il problema. Ma è che questa foto è tipo pedopornografica… c’è una sottile differenza. Un pedofilo con questa foto ci va a nozze.

– I bambini non vanno mai sessualizzati.

– Io mio figlio non lo voglio vedere sui social come una prostituta.

– Non si tratta di far giocare i maschietti con le macchinine e le bambine con le bambole, ma far si che bambini e bambine non vadano in giro vestiti come ballerine di lap dance… o puttanoni, come preferite.

– A me sta foto non fa un cazzo, xkè quando vedete unh bambino che gioca con le barbie lo mettete a rogo (…)? poi cresce e le barbie cerca di ingraparle.

– Un conto è imitare l’altro sesso, un conto è assumere atteggiamenti sessualizzati… quest’ultimi non sono mai una cosa positiva, ma la spia che qualcosa non va e non ha niente a che vedere con l’identità di genere.

– (…) l’incolumità di quel bambino è già venuta meno trattandolo in quel modo.

Nel lungo batti e ribatti, condito da teorie su sesso / orientamento sessuale / genere prive di un solo iota di scientificità, ogni tanto qualcuno/a prova a far notare che tutto questo scandalo, quando si tratta di bambine, non sorge:

Vogliamo parlare dei concorsi di bellezza per bambine?

pageant

Nessuno vuole. E nello specifico:

Come mai ai vari festival di samba le bambine seminude vanno bene?

Risposta del Saggio di Turno: Perché non sono vestite con cinture che hanno dildi all’inguine…

Neppure il bambino in questione aveva una vagina di pannolenci appesa alla cintura. L’omosessualità e la transessualità non sono la stessa cosa. Un bambino che si veste da donna non vuole necessariamente diventare una donna.

Il fatto è che “i bambini non vanno mai sessualizzati”, ma per le bambine è tutta un’altra musica. Le foto che ho inserito in questo articolo sono di bambine “adultificate” e sessualizzate mediante il trucco e l’abbigliamento. Spesso, soprattutto nelle pubblicità, hanno estensioni per i capelli, ciglia e denti finti eccetera e le loro immagini sono adeguatamente ritoccate con Photoshop. Tutto questo ambaradan è necessario affinché le bambine recitino la femminilità – la quale ci è presentata come un costrutto consistente in ciò che gli uomini trovano sessualmente stimolante, e nient’altro. Le femmine non hanno voce nello stabilire i parametri di tale femminilità: essa è presentata loro in un continuum culturale martellante a cui possono solo adeguarsi – se si ribellano, si ribellano all’apprezzamento sessuale maschile spacciato come “bellezza” e quindi all’unica cosa che dà loro valore. Detto chiaro, la recita della femminilità è pornografia. Se si trovano disagevoli queste immagini si dovrebbe trovare disagevole la recita in sé. Non è che quando la imponiamo a adolescenti, giovani e adulte diventa qualcosa di diverso da quando la imponiamo alle bambine: si riduce sempre all’essere un bamboleggiante oggettino dipinto che attende l’approvazione e la validazione dell’altro sesso per poter esistere, avere senso, avere posto – e solo nel letto di un uomo.

single ladies dance

Un bambino in boa di struzzo è “pedopornografico”, sembra una “prostituta”, una “ballerina di lap dance” o “puttanona” (se preferiamo): dobbiamo preoccuparci della sua “incolumità”: perché l’aver assunto i tratti esteriori del modello femminile strombazzato a canali unificati 24 ore su 24 su tutti i media, social e mainstream, lo degrada. Non per niente lo si insulta adeguatamente con terminologia femminile (non è un ballerino, o un puttanone).

La sessualizzazione delle bambine, invece, quella che perpetua gli standard beoti dell’ideale femminile (ideale per l’uso e la soddisfazione maschile) e ruoli di genere che più idioti e stereotipati non si può, be’, quella va bene. Dopotutto, le si sta solo addestrando all’infelicità che le aspetta per il resto della loro esistenza. Apprendono che il loro valore, nella società, dipende dal loro aspetto e da quanto tale aspetto è sessualmente appetibile. Nessuno si preoccupa della loro “incolumità” vedendo in vendita tanga e reggiseni, anche imbottiti, per bambine dai sette ai dodici anni (Abercrombie & Fitch, Victoria’s Secrets, ecc.). L’esposizione a questa parata di “pedopornografia”, fintanto che riguarda solo la disumanizzazione delle femminucce, va benone: è talmente pervasiva che dev’essere per forza “normale”, è talmente pervasiva da alzare notevolmente la soglia di tolleranza per le molestie e gli assalti sessuali alle bambine. O non avete mai sentito dire di una bambina violata che era vestita come una troia, che si truccava, che dimostrava più anni di quelli che aveva, che aveva provocato il suo stupratore e che, insomma, ci stava?

Lasciamo pur stare l’analisi sugli altri effetti che l’andazzo ha sulle bambine, le adolescenti, le giovani, le adulte, li riassumo solo: anoressia e altri disordini alimentari, scarsa autostima, ansia, depressione, autolesionismo, suicidio.

L’effetto dell’oggettivazione femminile sui maschi, invece, informa le loro attitudini, i loro comportamenti e le loro convinzioni sui ruoli di genere e la sessualità: sono istruiti a pensare che le femmine di qualsiasi età siano offerte sessuali a loro fatte e che a loro spetta giudicare.

E se anche un bambino gioca con le Barbie, come ha detto un signore nella lista succitata, poi cresce e – grazie a questo addestramento – le barbie cerca di ingraparle. E’ tutto quello che un vero uomo deve fare con una vera Barbie… e meglio se ne trova una gonfiabile, perché le donne sono esseri umani, non chirurgia plastica da “ingrapare”. Maria G. Di Rienzo

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