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29 luglio 2015 / miglieruolo

Charlotte cercava occhi gentili

dal blog di lunanuvola

charlotte 2

“Madeleine in Church” (di Charlotte Mew, estratto)

… A stento sopportavo

i sogni sugli occhi dei gerani bianchi al tramonto,

la spessa, vicina voce del muschio,

la musica del gelsomino nella fine aria notturna,

O, a volte, le mie stesse mani su di me ovunque –

la vista del mio stesso volto (perché era grazioso allora), persino il profumo dei miei stessi capelli…

Charlotte Mew ha bruciato la maggior parte delle sue poesie. Io credo di intuire il perché: sin da quando ero bambina ho bruciato (e poi cancellato) racconti, diari, poesie, interi romanzi. Occasionalmente, lo faccio ancora. La mia scusa razionale è che “quella roba” non ha molto valore e occupa solo spazio. La motivazione emotiva, dettata da irrazionale timore, è che potrebbe essere usata contro di me – il mio paranoico e violento papà e una mamma a cui facevo ribrezzo frugavano regolarmente la mia stanza in cerca di prove della mia “troiaggine” quando ancora giocavo con le bambole (e però già scrivevo tutto quel che ho menzionato sopra, più le filastrocche).

Charlotte, nata nel 1869 e suicidatasi in una casa di cura nel 1928 bevendo del Lysol, un disinfettante, era lesbica in un’epoca che vide i processi ad Oscar Wilde e al libro “Il pozzo della solitudine” di Radclyffe Hall (1880 – 1943), accusato di oscenità.

charlotte

Di due donne di cui si innamorò sappiamo che la trattarono crudelmente: Ella D’Arcy, scrittrice ed editrice che aveva manifestato verso di lei affetto e apprezzamento la respinse del tutto quando Charlotte le palesò i suoi sentimenti; la romanziera May Sinclair, che ne aveva per prima cercato assiduamente l’amicizia con biglietti e richieste d’incontro, dopo aver udito e rigettato la confessione d’amore di Charlotte non si fece scrupolo di raccontare la faccenda a chiunque: scrisse persino una lettera al proposito a Rebecca West in cui descrive la sua “fuga” dall’ex amica in toni piuttosto luridi.

La storia della famiglia di Charlotte, inoltre, è profondamente tragica. Il padre morì nel 1898 lasciando scarsi mezzi; tre fratellini morirono nella prima infanzia e due degli altri, il fratello Henry Herne e la sorella Freda passarono la vita in ospedali psichiatrici; la sorella che era rimasta a Charlotte, Anne, morì di cancro nel 1927 e la depressione della poeta divenne invincibile. Anne e Charlotte avevano giurato l’un l’altra di non sposarsi mai per il timore che la follia che correva nella famiglia fosse una malattia trasmissibile ai loro eventuali figli, ma Charlotte all’epoca già portava i capelli corti e vestiva da “dandy” e pare improbabile che avesse la remota intenzione di sposare un uomo.

Charlotte Mew ha pubblicato racconti, saggi e versi stando attentissima a non fornire in essi neppure il più leggero cenno autobiografico. Questo articolo probabilmente non le piacerebbe. Abbi pazienza con me, Charlotte. E’ difficile che in questa vita io riesca a venire a trovarti a Londra (Cimitero di Hampstead, NW6, parte nord) ma se mai dovessi riuscirci porterò una birra e le mie scuse. I fiori lasciamoli a prati e alberi e cespugli, così che sprigionino nel vento che amavi la loro fragranza. Maria G. Di Rienzo

brughiera al vento

Smile, Death (di Charlotte Mew)

Sorridi, Morte, vedi come io ti sorrido venendo a te

diretta dalla strada e dalla brughiera che mi lascio alle spalle,

nulla sulla Terra è stato per me come questo spazio attraversato dal vento,

nulla è stato come la strada, ma al termine c’era una visione o un volto

e gli occhi non erano sempre gentili.

Sorridi, morte, mentre mi assicuri le lame ai piedi,

su, su, pattiniamo oltre i salici dormienti spolverati di neve;

veloci, veloci lungo il rivo ghiacciato, con la brughiera e la strada e la visione alle spalle

(Mostrami il tuo volto, ma come, gli occhi sono gentili!)

e non parleremo della vita, ne’ crederemo in essa o la ricorderemo mentre andiamo.

(Sì, la storia di oggi è un po’ triste, ma si adatta al mio umore nell’anniversario – 13 giugno – della scomparsa della mia amica Thelma. Pusheen ma sembra ThelmaAnche il “mew” del cognome deve aver contribuito all’associazione…)

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