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29 settembre 2015 / miglieruolo

C’è sempre spazio (Intervista a Ursula K. Le Guin)

dal blog di lunanuvola

Ursula K. Le Guin ha 85 anni (86 in ottobre). I suoi primi racconti furono pubblicati nel 1966 e il suo romanzo “La mano sinistra delle tenebre”, uscito tre anni più tardi, era destinato a divenire uno dei libri di fantascienza più acclamati del secolo.

Le Guin

Ursula e suo marito Charles sono sposati da più di sessant’anni e hanno avuto tre figli. Di recente, il 9.9.2015, hanno ospitato – assieme al loro gatto Pard – la scrittrice Choire Sicha: quel che segue è un estratto della sua intervista a Ursula K. Le Guin. (Trad. Maria G. Di Rienzo)

CHOIRE SICHA: Chiunque può diventare uno scrittore? In passato avevo opinioni precise al proposito, ma sento di averle perse per strada.

URSULA K. LE GUIN: Vuoi un’opinione precisa? Chiunque può scrivere. Sai, una delle mie figlie insegna scrittura in una scuola di preparazione all’università. Insegna ai ragazzi come mettere insieme le frasi e come farle stare insieme in modo che essi esprimano se stessi nella scrittura così come si esprimono parlando. Chiunque abbia un normale QI può maneggiare questa cosa. Ma dire che chiunque può essere uno scrittore è come dire che chiunque può comporre una sonata. Per niente! In ogni arte c’è un dono iniziale che dev’essere là. Non so quanto grande debba essere, ma dev’esserci.

SICHA: Non puoi diventare un poeta imparando a sforzarti, è così?

LE GUIN: No. Non puoi. Ma questo non vuol dire che essere un poeta non costi un sacco di infernale lavoro.

SICHA: Non sembra molto gratificante, anche. E’ una cosa terribile, da dire?

LE GUIN: Credo ci siano scrittori che non si divertono scrivendo, e mi dispiace per loro. Io lo amo. Non mi importa quanto duro è come lavoro. E non puoi vivere di esso. E’ dura guadagnare su qualsiasi tipo di scrittura artistica – fiction o poesia. Perciò la ricompensa deve stare nel lavoro stesso. Ma è così: non c’è nulla di più gratificante del guardare la poesia che hai scritto e pensare: “Bene, penso proprio di aver fatto la cosa giusta”.

SICHA: Il trionfo è privato.

LE GUIN: Ma è reale. E’ del tutto reale.

SICHA: Io incontro molta gente sui vent’anni e loro sono preoccupati. Vogliono essere pubblicati, hanno fretta.

LE GUIN: Non credo che la maggioranza delle persone scriva della prosa molto buona sino a che non passa la ventina. Scrivere è un’arte lenta. La musica può essere un’arte veloce e precoce. Un buon musicista può essere straordinario a 16 anni. Ma quanti scrittori ci sono… voglio dire, persino Keats è ancora confuso a 16 anni. Nella prima metà dei venti, naturalmente, sta scrivendo poesia immortale ma non ci sono tutti questi Keats in giro. Il suo caso è uno di quelli in cui il “dono” è a livello di miracolo. Non puoi usarlo come metro di misura per definire la scrittura un’abilità artigianale o un’arte o una pratica o una professione. I geni sono a parte – là fuori, a fare le loro cose deliziose.

SICHA: Incasinano la bilancia per il resto di noi…

LE GUIN: Ma va bene. Devi solo capire che non arriverai là, ma chi se ne importa? Puoi sempre fare del lavoro bellissimo.

SICHA: C’è spazio per un sacco di gente.

LE GUIN: Giusto. E c’è un sacco di spazio per, diciamo, la narrativa ordinaria. C’è sempre spazio per un’altra storia. C’è sempre spazio per un’altra melodia, vero? Nessuno può scriverne troppe.

Perciò, se hai storie da raccontare e sai raccontarle in modo competente, allora qualcuno vorrà ascoltarti. Credere che ci sia qualcuno che vuole ascoltare quella storia è il tipo di fiducia che uno scrittore deve avere nel periodo in cui impara il mestiere, non cercare di vendere roba senza sapere davvero quel che sta facendo.

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