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18 ottobre 2015 / miglieruolo

Get up, stand up

dal blog di lunanuvola

stand up for your rights: don’t give up the fight – Bob Marley

(“This Student is Taking a Stand against the Chinese Government”, di Annalese Davis, 20 agosto 2015, trad. Maria G. Di Rienzo.)

chen

Chen Qiuyan, una 21enne che studia all’Università Sun Yat-Sen della città di Guangzhou, ha denunciato penalmente il Ministero dell’Istruzione cinese per la rappresentazione di gay e lesbiche trovata nei libri di testo. Presentata il 14 agosto, la denuncia è stata accettata dal Tribunale intermedio del popolo n. 1 di Pechino.

La biblioteca universitaria ha attualmente in carico testi di psichiatria e psicologia ove si dichiara che le persone che si identificano come omosessuali soffrono di “problemi mentali o fisici” e hanno bisogno di essere “guariti”.

Chen si è imbattuta per la prima volta in questo linguaggio demonizzatore nel 2013, quando era appena entrata all’Università e cercava di venire a patti con la propria sessualità. Nel tentativo di ottenere una prospettiva scientifica sull’omosessualità, si è rivolta ai libri e dice che fu “terrorizzata” nel leggerli: “Cosa avrebbero pensato di me i miei amici e i miei compagni di corso, se li avessero letti?”

Chen prese quindi la decisione di incontrare uno psicologo e dopo di allora ha accettato la propria sessualità e si è dichiarata agli amici.

I testi presenti nella libreria universitaria sono antiquati anche in accordo alle leggi cinesi. La Cina ha decriminalizzato l’omosessualità nel 1997 e l’ha rimossa dalla lista ufficiale delle malattie mentali nel 2001. Nonostante questi cambiamenti, 31 dei 90 testi rivisti presentano l’omosessualità come una malattia: tutti questi libri sono stati pubblicati dopo il 2001.

A Chen non interessa vincere o perdere, dice che “Quello che importa è che il Ministero dell’Istruzione dovrà rispondere sui libri di testo.” La giovane vede maggiore pressione, negli ultimi vent’anni, da parte della comunità LGBT per ottenere diritti e riconoscimento.

Chen crede di “non avere scelta se non quella di continuare a marciare. Se mi muovo in avanti posso solo lottare per altri diritti gay.”

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