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20 ottobre 2015 / miglieruolo

Disgustate e stanche

 

(“We Are Sick and Tired!”, di Meltem Arikan, scrittrice turca, per Archetype in Action – luglio 2015, trad. Maria G. Di Rienzo.)

sick and tired di madirakshi

La vulgata va in questo senso: le donne provocano l’atto dello stupro. Questa affermazione è parte di un discorso più ampio motivato dalla misoginia, la paura delle donne e l’intenzione di dominarle tramite la paura, ma il fatto è che l’atto dello stupro non è mai consensuale e che non ci sono eccezioni a ciò.

Ci sono quelli che vorrebbero negarlo, quelli che credono che una donna e il suo corpo siano fondamentalmente colpevoli. Lei è l’incarnazione della colpa ed ha la responsabilità di assicurarsi di non eccitare gli uomini.

Ma gli uomini non hanno un po’ di ragionevolezza, intelligenza e volontà? Poveri uomini fragili, eccitati così facilmente da non avere altra scelta che stuprare una donna quando la intravedono con un vestito scollato! Perdere il controllo alla vista di una scollatura è la prova di una patologia sessuale in lui, non della colpa di lei. E’ l’uomo che è un depravato.

Lo stupro lo commettono i depravati. Stuprano donne, bambine, disabili… riescono ad affermare la loro mascolinità solo tramite i corpi di coloro che sono più deboli, che non possono opporsi. Il sesso li fa sentire uomini solo se è eseguito senza consenso. Sono dei tali vigliacchi, dei tali violenti…

Per uomini siffatti, lo stupro è simile all’avere il possesso di una proprietà e una donna è una proprietà, una bimba è una proprietà. Invariabilmente, questi uomini rifiutano di capire che lo stupro è un’azione contraria alla volontà della donna. Quelle che hanno violato avevano consentito, o lo meritavano, o…

Non importa come

questi “o” si moltiplicano:

o usati da avvocati spietati

o approvati da giudici,

questi “o” non esprimono la realtà.

Questi “o” servono solo a coltivare

la violenza e la crudeltà di uomini.

Un altro stupro… più incesto… un altro pestaggio… più morte… un altro ciclo di violenza sarà generato da questi “o”.

Cosa ci vorrà, alla verità, per essere udita? Forse, quando le donne, giovani e anziane, non rinunceranno a gridare forte, quando i legislatori, gli avvocati e i giudici apriranno le orecchie e cominceranno a capire, forse, solo forse, le cose cominceranno a cambiare.

Questo corpo è il mio corpo! Nessuno, ne’ mia madre ne’ mio padre, mio marito o i giudici, gli psichiatri o quelli che straparlano di religione, ha il diritto di reclamare il mio corpo.

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