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1 novembre 2015 / miglieruolo

Le tecniche del padrone

Berit Ås, nata in Norvegia nel 1928, è una donna politica di sinistra che è stata più volte eletta in Parlamento, una femminista e docente emerita di psicologia sociale all’Università di Oslo con vari dottorati ricevuti da altre università norvegesi ed estere. A livello internazionale è però più conosciuta per aver descritto in modo articolato le “Tecniche di dominio” – chiamate anche “Tecniche di repressione del padrone” – e cioè le strategie manipolative con cui un gruppo dominante mantiene i propri privilegi rispetto ad un altro gruppo e la propria influenza su di esso.

berit

Originariamente Berit descrisse cinque tecniche negli anni ’70 riferendole ai modi in cui gli uomini le usano per imporsi sulle donne. Chiunque di voi lettrici (e anche alcuni di voi lettori) faccia parte o abbia fatto parte in passato di un gruppo misto – con scopi che vanno dall’attivismo sociale alla politica o persino con finalità artistiche – ha incontrato tutt’e cinque le tecniche almeno una volta e spesso continua ad incontrarle.

Oggi la vostra trainer preferita (sono io, ovviamente… ehm, no?) vi dirà come smantellarle, perché questa è la buona notizia: quando ne divenite coscienti le tecniche per farvi sentire passive, sottomesse e represse perdono il loro potere.

1. RENDERE INVISIBILE. E’ l’azzittire e il marginalizzare le persone ignorandole. Include il riformulare le vostre idee come le idee di chi sta parlando, prendere la parola al posto vostro quando sarebbe il vostro turno, non prestarvi alcuna attenzione mentre parlate (leggendo il giornale, controllando le e-mail sul telefonino, chiacchierando con altri). Per noi donne essere ignorate, dimenticate, stimate come trascurabili eccetera non è una novità: serve a ribadirci che siamo inferiori, insignificanti e senza potere. Come bambini, i dominatori pensano che se fingono di non vederci noi non esistiamo proprio. Per quanto riguarda l’appartenenza ad un gruppo, subire questo atteggiamento è devastante: la persona non vista e non ascoltata con il tempo riduce impegno e interesse e più spesso che no prende la porta.

COSA FARE:

a) Chiedete attenzione, anche pestando un pugno sul tavolo o alzando la voce a vette da soprano: poi, con un sorriso, spiegate che state parlando al gruppo (o a quella tal persona), non al vento.

b) Denunciate la situazione: spiegate chiaramente che siete consapevoli del metodo usato su di voi e non lo accettate.

c) Naturalmente otterrete una pletora di non-risposte / insulti : “Non è vero”, “Stai dando i numeri”, “Non mi sono accorto di niente”, “Questo è perdere tempo” eccetera. Attestate, a questo punto, che applicherete la medesima tecnica al prossimo uomo che prende la parola, così che tutti possano vederla all’opera e riconoscerla. E fatelo.

2. RIDICOLIZZARE. E’ quando si disprezzano le vostre argomentazioni e il vostro operato, evitando di stare sul merito e beffandosi di voi: siete emotive, siete sciocchine, siete superficiali, siete isteriche, siete delle pollastre troppo ambiziose. E’ quando il vostro aspetto viene discusso e commentato su basi e in contesti non congruenti: quanto scollata è la vostra maglietta, come vi stanno i capelli oggi e quante erezioni provocate ai presenti non hanno niente a che fare con l’ordine del giorno e nessun uomo seduto al vostro stesso tavolo subisce mai un trattamento simile. E’ l’implicare (o il dichiarare apertamente) in varie maniere che le donne sono incompetenti e inutili in qualsiasi campo eccettuati il sesso e le faccende domestiche.

So che avete riconosciuto la tecnica a tambur battente, perciò non insisto con gli esempi. Quindi, COSA FARE:

a) Denunciate la situazione: attestate chiaramente che essere trattata in questo modo non vi sta bene.

b) Non ridete mai delle loro battute, nemmeno se lo “scherzo” è diretto ad un’altra donna. Piuttosto, guardate il tizio che pensa di essere divertente con aria annoiata e sbadigliate. Nel silenzio penoso che molto probabilmente seguirà, giratevi verso una seconda persona, possibilmente una donna, e chiedetele: “Cosa diamine stava dicendo, secondo te? Aveva senso?”

c) Dite direttamente al tizio, senza rabbia e senza imbarazzo: “Non mi diverto per niente. Sei pregato di smettere.”

3. TENERE CELATE LE INFORMAZIONI.

Accade quando il gruppo misto non prende tutte le decisioni insieme, in una comune assemblea: un segmento di uomini (di solito, ma non necessariamente) le prende prima o dopo, al bar o sulle gradinate dello stadio. Per poter reiterare l’incompetenza e la mancanza di abilità e l’ignoranza delle donne non c’è niente di meglio che tenerle all’oscuro di quel che succede, così in riunione faranno la figura che si meritano e non avranno occasione di intervenire sull’istanza ed eventualmente di modificare la scelta già presa. Vi ricordate, vero, di quando avete detto: “Ma non dovremmo discutere di…” e vi è stato risposto di non creare difficoltà, che non si poteva trascinare ancora la questione, e di essere un po’ più “decise”, perdinci?

COSA FARE:

a) Chiedete sia reso noto come si è arrivati alla decisione, con tutte le informazioni del caso.

b) Quando vi si nega questo, o le informazioni sono insufficienti, o i vostri interlocutori non hanno neppure il coraggio di rispondervi – e di dirvi la verità, attestate che non potere avallare una decisione presa su queste basi e chiedete un rinvio.

c) Cercate di ottenere le informazioni da altri canali: fate rete con altre donne, se potete.

sunset friends4. DOPPIO VINCOLO.

E’ il mettere una persona in una situazione per cui sarà penalizzata, insultata, disprezzata qualsiasi alternativa scelga e qualsiasi sia il suo comportamento. Se il vostro lavoro è stato fatto molto bene, con attenzione ai dettagli, è arrivato troppo tardi, siete lente. Se il vostro lavoro è stato fatto in modo efficiente ma molto velocemente, siete trasandate. Ma come donne lo sapete molto bene, non è vero? Sbagliate sempre. Dovreste sempre essere altrove, non dove vi trovate: se siete al nido per l’inserimento del bimbo dovreste essere al lavoro, se siete al lavoro dovreste essere a casa a curarvi di lui e del resto della famiglia, eccetera. Quando decidete di impegnarvi pubblicamente in qualcosa siete già inadeguate perché donne, ma diventate inadeguate come madri in modo superlativo; nello stesso tempo, vi si dice che è meglio non assumiate la tal carica o la direzione del tal progetto, perché non potreste metterci lo stesso tempo di un uomo. E quando vi fate umilmente da parte, arriva il commento sulla vostra scarsa lealtà al gruppo, sul vostro disinteresse, sulla vostra superficialità…

COSA FARE:

a) Poiché questo crea senso di colpa e lo alimenta in un circolo vizioso, dovete ripetervi sino ad esserne convinte, in modo granitico, che voi siete titolari degli stessi diritti degli uomini ad avere sia una vita lavorativa / associativa sia una vita familiare e non dovete essere punite per questo.

b) Agite di conseguenza. Piantate grane sul poter dire “sì” o “no” ad una proposta come i vostri compagni / colleghi senza dover incorrere in penalità che per loro non sono previste.

c) Calcolate le ore di lavoro domestico e negoziatele con il / la partner e il resto della famiglia. Tutti sporcano, tutti puliscono, ovviamente a seconda delle loro capacità (età, salute, ecc.) ma nessuno che sia abile può sottrarsi perché a differenza di voi gli crescono i baffi.

5. BIASIMO E SVERGOGNAMENTO.

E’ la tecnica più elusiva di tutte, in parte un risultato della combinazione di ridicolizzazione e doppio vincolo. In pratica, consiste nel darvi la colpa delle denigrazioni e dei maltrattamenti che vi trovate a subire (come è di norma per la violenza di genere, ad esempio). “Non puoi biasimare che te stessa per quel che è accaduto.” E spesso le donne nei gruppi accettano questo giudizio – grazie alle condizioni di insicurezza in cui i gruppi stessi le mettono – e si accollano responsabilità e magagne altrui.

COSA FARE:

a) Guardate la situazione dal di fuori, assieme a un’amica / compagna / collega fidata che conosca i fatti. Analizzatela in modo il più possibile spassionato.

b) Scuotetevi di dosso il senso di colpa riconoscendo all’opera lo schema del biasimo alla vittima.

c) Confrontatevi con chiunque vi stia gettando il biasimo addosso, esigete che ascolti cos’è davvero accaduto.

d) Difendete le altre donne a cui vedete lo schema applicato. Ruggite come leonesse e restate salde come querce.

Maria G. Di Rienzo

P.S. Successivamente, Berit Ås aggiunse altre due tecniche alla lista: OGGETTIVAZIONE e MINACCIA / USO DELLA FORZA, di cui spesso parlo qui estensivamente, per cui non le ho incluse.

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