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6 novembre 2015 / miglieruolo

La guerra sul “gender”

(tratto da: “Anti-Gender Movements on the Rise? – Strategising for Gender Equality in Central and Eastern Europe”, edito da Heinrich Böll Foundation – Berlino 2015, Volume 38 della serie di pubblicazioni sulla democrazia, pagine 112. Contiene dodici dettagliati saggi di altrettante studiose / ricercatrici, ognuna proveniente da un differente paese dell’Europa centrale e orientale. Il brano da me tradotto proviene dal saggio di Elżbieta Korolczuk intitolato “The War on Gender”. Elżbieta Korolczuk insegna Gender Studies all’Università di Varsavia, Polonia ed è ricercatrice per l’Università di Gothenburg, Svezia. Le frasi evidenziate in grassetto sono il mio ringraziamento a quello straordinario papa progressista – secondo i media – che al secolo si chiama Bergoglio. Dopo aver letto l’intero volume ho finalmente capito chi ha dato inizio a questa frenesia idiota sul “gender” e chi la sta finanziando: la sua chiesa.)

elzbieta korolczuk

In una Lettera Pastorale della Conferenza dei Vescovi di Polonia, resa pubblica e letta nelle chiese nel dicembre 2013, il clero dichiara che: “L’ideologia gender è il prodotto di molti decenni di cambiamenti ideologici e culturali che sono profondamente radicati nel marxismo e nel neo-marxismo appoggiati da alcuni movimenti femministi e così la rivoluzione sessuale. (…) Postula che il sesso biologico non sia socialmente significativo e che il sesso culturale, che gli esseri umani possono liberamente sviluppare e determinare senza tener conto delle condizioni biologiche, sia il più importante. (…) Il pericolo dell’ideologia gender sta nella sua natura assai distruttiva sia per l’umanità, che per il contatto personale e la vita sociale nel suo insieme. Esseri umani insicuri della loro identità sessuale non sono in grado di scoprire e portare a termine gli impegni che fronteggiano nelle loro vite coniugali, familiari, sociali e professionali.”

Questa lettera non è che una delle molte iniziative della chiesa cattolica e dei politici e dei gruppi conservatori per combattere la cosiddetta “ideologia gender” in Polonia. Questi sforzi, intrapresi in nome del “salvataggio” dei bambini, della famiglia e, in ultima analisi, della nostra civiltà include dichiarazioni, proteste, campagne sui media e addestramento anti-genere offerto a coloro che vogliono impegnarsi nella santa “guerra sul gender”. Conservatori attivisti prendono a bersaglio femministe, organizzazioni LGBT, chi insegna educazione sessuale, funzionari statali e alla fine tutti i gruppi e gli individui che promuovono eguaglianza di genere, che chiedono educazione sessuale nelle scuole, che difendono i diritti delle minoranze sessuali, ecc.

(…) L’attuale controversia sulla “ideologia gender” in Polonia può essere fatta risalire al 2012, quando un politico polacco assai noto, l’allora Ministro della Giustizia Jarosław Gowin, annunciò pubblicamente che la Convenzione su prevenzione e contrasto alla violenza contro le donne e alla violenza domestica del Consiglio d’Europa era altamente ideologica, e che minacciava i tradizionali valori familiari perché promuoveva la nozione di “genere”, così come ruoli di genere non stereotipati alieni alla cultura polacca. Seguì immediatamente una valanga di articoli, di apparizioni pubbliche, di siti web e libri, in maggioranza creati o ispirati dalla chiesa cattolica, che è diventata una delle voci più presenti nel pubblico dibattito sul gender.

La controversia ruotava specificatamente attorno ai regolamenti europei per combattere tutte le forme di discriminazione basate sul genere e sull’educazione all’eguaglianza di genere in asili e scuole. Con il passare del tempo, l’ultima istanza è diventata quella centrale, in parte perché “sin dal 1990, quando la religione è stata introdotta nelle scuole polacche, l’istruzione primaria è diventata una sfera sicura e non criticabile della diffusione del cattolicesimo fra i bambini.” (Ndt: da un articolo della rivista cattolica Niedziela)

Ancora più importante tuttavia, come è spesso il caso con il panico morale, la figura di un bambino in pericolo – in questo caso in pericolo di essere sessualizzato, di essere trasformato in omosessuale, o di cadere preda dei perversi desideri pedofili degli uomini omosessuali – è diventata l’icona centrale della campagna anti-gender iniziata dalla chiesa cattolica e dai gruppi conservatori. Il “gender” (o il “genderismo”) è stato demonizzato come un malvagio piano ben strutturato per distruggere l’innocenza dei bimbi polacchi e cioè, essi devono essere confusi sui ruoli di genere in tenera età, per poter diventare più tardi gli schiavi della lobby omosessuale / femminista / anti-chiesa. Come ha spiegato un giornalista nella rivista cattolica Niedziela, l’ “ideologia gender” ha disastrose conseguenze per: le famiglie polacche, la chiesa ed eventualmente la nazione polacca, tramite la propagazione di un nuovo tipo di persona a cui è garantita la libertà di scegliere la propria identità sessuale quale che sia il suo sesso biologico. Poiché tale libertà è contraria alla “legge naturale” e alla volontà di Dio, il trend condurrà inevitabilmente a risultati di confusione emotiva e morale, arrivando a distruggere le stesse fondamenta della nostra civiltà. (…)

La maggior parte dei commentatori, degli studiosi e dei giornalisti interpretano la mobilitazione anti-gender come un fenomeno locale e lo collegano agli sforzi di coprire gli scandali pedofili nella chiesa cattolica polacca. Un chiaro esempio è un articolo di Sławomir Sierakowski, rinomato intellettuale polacco fondatore del “pensatoio” liberale Krytyka Polityczna (Critica Politica), per il The New York Times. Egli sostiene che: “Le ragioni dietro un’azione così orchestrata si trovano nei recenti problemi della chiesa. I polacchi sono stati oltraggiati dalla frode finanziaria su vasta scala operata dalla commissione che aveva il compito di ri-privatizzare le proprietà della chiesa sequestrate dal governo comunista. I polacchi continuano anche ad essere disturbati dai sempre più frequenti casi di pedofilia nella chiesa che vengono alla luce.”

Sierakowski non è l’unico ad attribuire la “guerra sul gender” a tendenze locali anziché transnazionali, e la interpreta come una tattica mirata a distogliere l’attenzione pubblica dalla pedofilia o dalle truffe finanziarie che piagano la chiesa polacca. Ci sono le prove, tuttavia, che la recente mobilitazione contro la “genderizzazione”, la “ideologia gender” o la “lobby del gender” è molto di più di un trend locale. Andamenti simili sono stati osservati in altri paesi della regione, come Russia, Ucraina, Ungheria, Slovacchia o Georgia, ma anche in paesi occidentali come Francia e Germania, così come negli Usa.

Sebbene la nozione di “genere” sia entrata nel discorso pubblico solo da poco, c’è un crescente numero di attori sociali – organizzazioni, gruppi di base, reti e comunità online, così come ong internazionali e transnazionali – (…) che hanno lo scopo di limitare il riconoscimento dei diritti delle persone LGBT e dei diritti riproduttivi, in special modo il diritto all’interruzione di gravidanza. (…)

Un recente rapporto del Forum parlamentare europeo su Popolazione e Sviluppo, mostra che le organizzazioni contrarie ai diritti sessuali e riproduttivi stanno crescendo in Europa: attualmente, 490 di esse sono attive in 32 paesi europei e la maggior parte di esse è basata sulla fede (cattolica, protestante tradizionalista e ortodossa). Il rapporto sottolinea la crescente “professionalizzazione” di questi gruppi e mostra che mentre molti di essi operano a livello nazionale, un certo numero opera in reti transnazionali e a livello di avvocatura europea. Alcune organizzazioni sono state create solo di recente, mentre altre sono attive sin dagli anni ’90. Le loro agende pure differiscono: alcune sono nazionaliste e apertamente omofobe e razziste, altre si concentrano sulla necessità di proteggere le famiglie e i diritti dei genitori di indirizzare gli insegnamenti impartiti ai figli. Ciò che hanno in comune, tuttavia, è un programma conservatore e l’interpretare l’ “ideologia gender” come un pericolo non solo per il benessere dei bambini e della famiglia, ma per la società nel suo complesso e persino per la “civiltà cristiana”. (…)

Le mobilitazioni appaiono alle intersezioni fra influenze globali e nazionali, e gli attori locali nei differenti paesi traggono pesantemente i loro contenuti gli uni dalle agende degli altri. Naturalmente, aggiustano affermazioni e strategie per adattarle ai propri contesti socio-politici nazionali. In Russia è in effetti possibile introdurre una legge che sanziona la cosiddetta propaganda LGBT, mentre in Francia le organizzazioni evitano ogni aperta uscita omofoba. Allo stesso tempo, la narrativa principale sulle minacce dell’ “ideologia gender” ai bambini, alle famiglie a alla società nel suo insieme è assai simili in contesti culturali e politici differenti. Di conseguenza abbiamo bisogno di analizzare e discutere la “guerra sul gender” come un fenomeno transnazionale di una certa durata, anziché come qualcosa di recente e locale. (…)

Dobbiamo anche prendere nota che molti movimenti locali che si oppongono al “gender” sono emersi circa nello stesso periodo e hanno scopi praticamente identici. Molti di essi sono interconnessi tramite organizzazioni più vaste, spesso statunitensi, e/o via reti online, inclusi i forum su internet, i social media, i blog e i siti d’informazione. (…) Viste le eclatanti somiglianze delle argomentazioni e delle strategie retoriche, è ragionevole presumere che almeno parte di questi gruppi cooperino e condividano saperi e risorse, usando strategie adattate ai rispettivi contesti locali. Ciò richiede un riassestamento dell’attuale approccio basato sulla nozione che la mobilitazione “anti-gender” nasca per lo più dall’ignoranza e che ad essa si possa rimediare fornendo informazioni accurate. Mentre tale visione può funzionare rispetto ad un pubblico laico, io credo che i conservatori attivisti usino in modo deliberato informazioni non corrette e linguaggio iperbolico caricato emotivamente per far muovere le persone. I cosiddetti critici contemporanei dell’ “ideologia gender” coscientemente giocano sulle paure culturali usando un vocabolario evocativo che include “pornografia”, “masturbazione”, “cambio di sesso”, “pedofilia”, eccetera. Credono, e hanno ragione nel farlo, che per ottenere un pubblico il loro linguaggio anziché accurato debba essere persuasivo. Perciò, c’è bisogno che i gruppi femministi e progressisti sviluppino nuove strategie per opporsi ad un linguaggio fortemente polemico che si basa pesantemente su pregiudizi e informazioni falsificate, iperbole e miti urbani sui disastrosi effetti dell’educazione al genere e dell’eguaglianza.

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