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8 novembre 2015 / miglieruolo

Ortensia di Maria G. Di Rienzo

dal blog di lunanuvola

“… voi vantate il glorioso titolo di riformatori dello stato, un titolo che si volgerà a vostra eterna infamia se, senza il minimo riguardo per le leggi di equità, persisterete nel vostro perverso proposito di saccheggiare le vite e le finanze di coloro (le donne) che non vi hanno dato alcuna giusta causa d’offesa.” Ortensia al Triumvirato romano, 42 A.C.

giustizia - profilo livia

Nell’anno succitato, si tentò in Roma di imporre una tassazione speciale a 1.400 donne benestanti: lo scopo era coprire spese militari. Falliti i tentativi di mediazione (le donne si rivolsero dapprima ad altre donne che erano in relazione con i legislatori), si arrivò in giudizio nel Foro: ove non era permesso alle donne di discutere le proprie cause, ma visto che “nessun uomo aveva osato assumere il loro patrocinio” – come ricorda Appiano di Alessandria (Guerre civili, 4, 32-34) – fu la patrizia Ortensia a rappresentare le altre. Le guerre avevano reso la maggior parte di loro vedove e orfane di padre e prive di fratelli, non avevano quindi più parenti maschi abilitati a parlare per loro di fronte alla legge (“sui iuris”): messe in ginocchio anche finanziariamente non avrebbero più avuto modo di tutelare se stesse e sopravvivere.

In breve, Ortensia ebbe successo: i triumviri accolsero parzialmente le sue richieste, ridussero il numero delle soggette a tributo a 400 e coprirono la restante parte del fabbisogno con una nuova tassa sui grandi patrimoni. Del suo discorso è citata di solito questa parte: “Perché mai le donne dovrebbero pagare le tasse, visto che sono escluse dalla magistratura, dai pubblici uffici, dal comando e dalla res publica?”, ma io ho scelto quella che apre il pezzo perché sembra parlare direttamente ai legislatori attuali.

Quel che è stato fatto dal governo italiano in questi giorni, tagliare la sanità pubblica con pretesti ridicoli (i medici che per mettersi a riparo da eventuali vertenze giudiziarie prescriverebbero analisi e controlli troppo “facilmente”) e contemporaneamente depenalizzare segmenti di evasione fiscale è meritevole di “eterna infamia”.

Le attuali politiche economiche italiane sono pura e semplice violenza di stato perché mantengono una considerevole fetta di popolazione (individui e gruppi) a livello di perenne sofferenza economica, mentre promuovono e sostengono sperperi e eccessi e persino comportamenti criminali – l’evasione fiscale – di un ristretto gruppo di privilegiati.

I salariati pagano già la sanità pubblica due volte: con le tasse che non possono evadere e con i ticket. I poveri – come è accaduto il mese scorso alla mia famiglia – vanno in fibrillazione per un ticket di 46 euro su test allergologici. Poi siamo costretti a pagare anche la sanità privata, a cui ci rivolgiamo perché a forza di tagliare, ridurre, “riformare” la sanità pubblica quest’ultima è in uno stato pietoso per efficacia, competenza e tempistica.

Ogni volta in cui ululiamo allo scandalo perché nel reparto lungodegenti gli infermieri maltrattano i pazienti, rubano dai loro cassetti e si fanno le foto con i cadaveri, ci chiediamo se sia stato sensato appaltare la cura dei malati ad una società esterna? Quando lavoravo per l’amministrazione pubblica ho dovuto imparare questa scomodissima verità sugli appalti e cioè che i criteri per vincerli erano due: la conoscenza dell’assessore di turno e presentare il prezzo più basso. Il prezzo più basso si ottiene impiegando personale sottopagato e incompetente. Personale sottopagato e incompetente dà i risultati di cui sopra.

Chi si fa carico delle cure per anziani, disabili, bambini ecc. che i tagli rendono troppo costose e quindi impossibili da ottenere tramite istituti pubblici e privati? Le donne. Le donne utilizzate dal nostro governo come airbags, affinché assorbano a proprio danno ogni crisi economica – che non hanno contribuito a creare: nei pubblici uffici, nel comando e nella res publica, in Italia, non solo sono pochissime, ma la maggioranza di esse è arrivata alla carica per benemerenze “ladylike” o appartenenza di casta e non per passione politica o competenza professionale. Personale molto pagato, in questo caso, ma sempre incapace. Maria G. Di Rienzo

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One Comment

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  1. cristina bove / Nov 8 2015 09:18

    o meglio, non mi piace affatto! e non so come sopportiamo tutto senza ribellarci.
    forse perché non siamo armati?…

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