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20 novembre 2015 / miglieruolo

Scuola mobile

dal blog  di lunanuvola

Nagirasia Lengima ha 16 anni, due figlioletti, e vive – parte dell’anno, essendo il suo gruppo composto da pastori semi-nomadi – nel villaggio di Laisamis, contea di Marsabit, Kenya. Nagirasia ha lasciato la scuola molto presto perché in famiglia c’era bisogno del suo lavoro. Nella sua regione questa è la norma: l’alfabetizzazione generale della popolazione si aggira attorno al 20%, la povertà al 92%. Meno del 15% delle bambine sopra i sei anni ha frequentato la scuola e la maggior parte di esse non l’ha mai finita. I maschi hanno qualche opportunità in più di istruirsi, visto che la responsabilità di tutte le faccende domestiche e della cura del bestiame è ascritta alle donne.

Nagirasia

La routine della vita di Nagirasia è però cambiata, da qualche mese. Ogni giorno si alza come al solito alle 5 ma dopo aver badato ai bisogni della sua famiglia, all’acqua e al cibo e alle capre, si dirige verso una misteriosa tenda: equipaggiata con tavolini, sedie e lavagna, quella tenda è la sua scuola. “Matematica e Kiswahili sono le mie materie preferite. – dice la ragazza – In futuro mi piacerebbe avere un lavoro, entrare in affari autonomamente.” Quando torna dalla tenda-classe, ama discutere con le altre donne di quel che ha appreso, mentre lavorano insieme. Hanno ed esempio riflettuto molto sul cambiamento climatico e le istanze ambientali: parecchi concetti erano del tutto nuovi per le sue compagne, ma Nagirasia è stata eccezionale nel renderli fruibili e nessuna a Laisamis pensa più che le stranezze meteorologiche siano dovute a stregoneria.

Altre 300 fanciulle nelle sue condizioni stanno frequentando la scuola mobile grazie all’ong Adeso, che cerca di raggiungere più bambine possibile dato lo svantaggio posto a priori su di esse. Il progetto, lanciato nel febbraio 2014, si concluderà alla fine del 2016, quando non ci saranno più soldi per farlo andare avanti. Adeso sta cercando di raccogliere fondi per estenderlo, ma deve affrontare condizioni di insicurezza politica, gli sporadici raid degli islamisti di Al Shabaab che hanno fatto fuggire dalla zona la maggior parte degli insegnanti, la mancanza di strade e reti telefoniche e il retroscena sociale che scoraggia l’istruzione delle ragazze.

Il modello educativo della scuola mobile è stato disegnato in modo da non entrare in conflitto con lo stile di vita delle comunità pastorali, che si muovono periodicamente in cerca di pascolo e acqua per i loro animali; le lezioni hanno orari flessibili e il loro calendario è modellato sul ciclo delle piogge, perché durante la stagione “umida” il lavoro dei minori è meno richiesto e gli spostamenti sono minimizzati.

Fra poche settimane Nagirasia dovrà lasciare il villaggio: “Sto tentando di imparare quanto più possibile perché dopo le piogge andremo distanti, in cerca di pascolo. La scuola è mobile e ci seguirà, fin dove riuscirà ad arrivare. I nostri insegnanti potrebbero aver difficoltà a sopravvivere in alcuni dei territori più lontani in cui andiamo.” Maria G. Di Rienzo

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