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22 novembre 2015 / miglieruolo

La prossima frontiera di Maria G. Di Rienzo

Spazio: ultima frontiera. Questi sono i viaggi dell’astronave Enterprise durante la sua missione quinquennale: esplorare nuovi mondi, cercare nuova vita e nuove civiltà, andare audacemente dove nessuno è mai andato prima. (L’apertura della serie originale di Star Trek citata per come la ricordo – e stranamente la ricordo meglio in inglese che in italiano)

E’ una delusione, sapete? Siamo ad oltre metà del 2015 e in Italia se sospettiamo l’esistenza di nuovi mondi gridiamo al complotto, quanto al resto siamo fermamente convinti che solo la nostra vita e la nostra civiltà abbiano valore e il coraggio di spingersi oltre gli stereotipi più vieti ed obsoleti non sappiamo che sia. Ma abbiamo una frontiera finale che oltrepassiamo di slancio ad ogni occasione: quella del diritto.

Con tale attitudine facciamo storia: dalla sentenza dei jeans la cui fama ha girato il mondo, passando per le prescrizioni / archiviazioni per chiunque favorisca la prostituzione ma abbia denaro in quantità adeguata a giostrare tempi e testimonianze, per arrivare allo scrutinio della vita di una vittima di stupro in cerca delle sue fallacie morali e all’uso dello stesso per assolvere i suoi assalitori.

Manco a dirlo, chi soffre per gli effetti negativi della situazione sono le donne / le ragazze / le bambine, cioè la categoria meno valutata in termini di umanità e rispetto dagli italiani.

La nuova frontiera attraversata dalla nostra giurisprudenza eccola qui: se fotografi di nascosto, per anni, le mutande delle donne sui mezzi pubblici (con una macchina fotografica nascosta in tubo di cartone), sino ad arrivare a 5.000 scatti, non commetti nessun reato.

Innanzitutto, ti scusa la tua “passione per il cinema neorealista”: nessuna delle donne fotografate ti ha dato il suo consenso, ma tu neppure l’avresti mai chiesto perché “una persona ripresa consapevolmente perde spontaneità”. Il fatto è che questo artista sino ad ora misconosciuto non riprendeva persone, ma parti di persone, particolari di persone: qualcuno mi spiega come lo slip avrebbe potuto rivelarsi “non spontaneo”? Avrebbe agitato il pizzo per fare ciao alla mamma? Avrebbe fatto tanti nodini nell’elastico per scrivere “vaffanculo” in codice Morse?

In secondo luogo, essendo le donne spiate sotto le gonne “rimaste completamente ignare di essere filmate” ed essendo impossibile identificarle – come già detto, i loro volti al documentarista non interessavano – il tribunale di Milano ha deciso che il reato non esiste.

E’ un precedente interessante non trovate? Apre un’intera serie di nuove possibilità. Lei era priva di sensi quando l’hai stuprata, magari perché le hai corretto il caffè con stupefacenti? Il reato non esiste, mica se n’è accorta. L’hai molestata sessualmente mentre dormiva? O mentre era in stato confusionale dovuto ad un incidente o ai postumi di un’operazione chirurgica? E’ tutto a posto, fratello neorealista, dacci dentro, non era cosciente. E ogni donna che vedi, cosciente o meno, è a disposizione per il tuo sollazzo. Se poi ti piacciono le bambine (e al signore in questione piacciono molto, visto che per la detenzione di immagini pedopornografiche, oltre che di munizioni illegali, è stato invece condannato) meglio ancora, più piccole sono e meno sono consapevoli, giusto? “Quando le infilavo le dita dappertutto aveva meno di tre anni, signor giudice, cosa vuole che abbia capito? Non era di certo sesso, per lei.” “Ha ragione, possiamo presumere che fosse completamente ignara. Assolto, il fatto non costituisce reato.”

Curiosamente, il Gup chiamato a pronunciarsi sulla violazione delle donne fotografate a loro insaputa è lo stesso che ridusse la sentenza di Don Alberto Barin, l’ex cappellano del carcere di San Vittore accusato di abusi sessuali nei confronti di 12 detenuti, con questa motivazione: (alcuni detenuti) “platealmente provocavano l’imputato al fine di suscitare in lui insani impulsi sessuali al fine di ottenere dallo stesso piccoli vantaggi che però, nelle circostanze di tempo e di luogo, gli erano molto utili”.

Se pensate che le vostre mutande possano essere finite nella collezione del patetico stronzo milanese – scusate, volevo dire nella collezione dell’emulo di Antonioni, De Santis e Zavattini – be’, siete sicure di non averlo provocato? In gonne in metropolitana, voglio dire, cos’altro potevate aspettarvi? Niente niente potrebbe denunciarvi per aver suscitato in lui “insani” impulsi sessuali. Magari stava anche male, dopo aver utilizzato l’immagine delle vostre culottes per placare l’incontenibile malato impulso. Pensateci su, intonate il “sono una donna: mea culpa mea culpa mea maxima culpa” e preparatevi all’attraversamento della prossima frontiera, la sentenza che stabilirà l’essere femmina come fattore di rischio e permanente provocazione all’uso della violenza.

E poi dice che una si butta sul femminismo! (parafrasando Totò) Maria G. Di Rienzo

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