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27 novembre 2015 / miglieruolo

Shukria

dal blog di lunanuvola

 

(“Meet the Badass Afghan Politician Who Ran Against Her Husband and Won”, di Natasha Noman per World Mic, 17 luglio 2015, trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo.)

Shukria Barakzai

Shukria Barakzai ha sopportato un aborto dovuto ad un’aggressione dei talebani, un marito segretamente poligamo, pestaggi in strada da parte degli estremisti, un’aggressiva campagna d’opposizione da parte di quello stesso marito e molteplici tentativi di assassinarla. Una sola di queste cose basterebbe a fermare la maggior parte delle persone comuni.

Ma Barakzai non è una persona comune. E’ una donna politica femminista che sta dando nuova forma al panorama sociale e politico dell’Afghanistan.

Entrare in politica non è stata tanto una decisione che lei ha preso, ma una decisione a cui l’hanno spinta le circostanze, ci ha detto, consapevole che il ruolo che voleva giocare e la persona che voleva essere nella società afgana richiedevano la sua partecipazione civica e ciò comportava il confrontarsi con le istanze della sua vita personale.

Mentre Barakzai faceva campagna per i diritti delle donne suo marito, che lei in precedenza definiva il suo “migliore amico”, si prese una seconda moglie senza farglielo sapere. “Non so se dovrei dire che si è trattato del peggior incidente della mia vita o di un altro momento di risveglio, perché io ero e sono contraria alla poligamia.”, dice Barakzai. Scoprì della seconda moglie non tramite suo marito, ma tramite i pettegolezzi.

All’epoca, lei si stava battendo contro i suoi colleghi maschi nel Comitato per la redazione della Costituzione sull’eguale trattamento delle donne davanti alla legge. L’ironia della sua vita personale non fece che aggiungersi alle umiliazioni che già subiva. Ma continuò la campagna e quando arrivarono le elezioni parlamentari del 2005 e alle donne fu permesso parteciparvi, Barakzai si candidò con lo scopo di influenzare il cambiamento verso l’eguaglianza di genere – una campagna che includeva la promessa di mettere fuori leggi pratiche misogine come la poligamia. Suo marito fu uno dei principali avversari maschi candidati allo stesso seggio.

“Era un multimilionario, allora. Ha speso mezzo milione di dollari americani per la propaganda elettorale, mentre io ero una donna povera con un microfono e un megafono. Ho fatto la mia campagna per le strade. Ancora oggi non è facile per una donna andare per strada con un megafono a chiedere democrazia, spiegare le elezioni e chiedere ad uomini e donne di votare una donna.” Però funzionò. “Fortunatamente ebbi il triplo, forse anche il quadruplo di voti di mio marito.”, dice Barakzai in un tono da “è un dato di fatto”. Pensa che la sua vittoria sia stata dovuta al fatto che non ha usato slogan, costruendo la campagna su due semplici idee: diritti e giustizia. “Abbiamo tutti sete di questo. La giustizia, per noi afgani, è come l’ossigeno.”

Barakzai ha lottato da ben prima di avere una carica politica. E’ stata galvanizzata ad entrare in azione anni prima di diventare una donna politica. Dopo che i talebani la picchiarono in strada perché non era accompagnata da un parente maschio, Barakzai ebbe un risveglio. Ricorda tutta una serie di emozioni legate a quel giorno: “Ero tristissima e arrabbiata, ho pianto parecchio. Ma ricordo che, quando mi sono rialzata in mezzo alla strada, sentivo il doppio di energia. E quell’energia costruì il mio futuro: essere qualcuno che si oppone all’ingiustizia e lotta per l’eguaglianza.”

Dopo l’incidente aprì una scuola segreta per le ragazze e le sue studenti occultavano libri e quaderni sotto i loro burqa e le loro vesti, dove la polizia non era autorizzata a frugare una donna. “Quattro volte almeno i talebani vennero a casa mia, ma non hanno mai scoperto che ero io ad organizzare la scuola.”

Pure, la ribelle ha pagato un prezzo pesante per il suo attivismo. E’ stata il bersaglio di numerosi tentativi di omicidio e di minacce di morte e molti sono convinti che un buon numero di questi incidenti sono stati orchestrati dai talebani. “Ero nella mia automobile, stavo guidando per andare al lavoro in Parlamento, ma quella mattina ero un po’ in ritardo. Ricordo ancora la macchina rossa che venne addosso alla mia.”, dice dell’attentato alla sua vita del 16 novembre 2014. Nove persone morirono, ma Barakzai venne fuori dall’auto per aiutare le altre vittime mentre parti del suo corpo e dei suoi abiti erano in fiamme.

Poco dopo l’esplosione, Barakzai si rivolse pubblicamente alla nazione dall’ospedale, visibilmente ancora non guarita. Fu adamantina nel mostrare ai suoi compatrioti afgani di non essere sconfitta e che, per quanto gli estremisti cercassero di terrorizzarla, lei non avrebbe lasciato cadere nel silenzio la propria voce. Sperava che l’immagine della sua sfida avrebbe ispirato il paese a non capitolare davanti alle minacce fondamentaliste.

Nel giugno scorso, Barakzai ha incontrato una delegazione talebana ad Oslo, in Norvegia, per negoziare e discutere la possibilità di un accordo che includa eguali diritti per tutti gli afgani. Descrive l’incontro come una decisione difficile, presa dopo anni di oppressione, pestaggi in pubblico e tentativi di omicidio (uno dei quali comportò come già detto un aborto) a cui l’avevano sottoposta. “Mi chiedevo se ero preparata o no, se ero pronta o no… C’era troppa rabbia dentro di me, perché a causa loro io ho perso due figli, a causa loro il paese è diviso.” E precisamente per l’ultimo motivo Barakzai si è forzata ad andare, ad andare a fare la Storia, vista la rarità di talebani che negozino con donne. Ha lasciato Oslo avendo chiarito che la pace – l’abbandono delle armi – era una condizione non negoziabile. Aveva bisogno di dare al minimo questo, al suo paese, visto quanto tempo ha speso e spende come politica lavorando su pace e stabilità.

I talebani e le legislatrici afgane hanno concluso i colloqui sul muto accordo che il dialogo fra le due parti deve restare aperto per potersi muovere in avanti. La sola decisione di incontrarsi è stata di per sé tremendamente simbolica, segnalando la possibilità che il governo afgano e i talebani arrivino ad un accordo di pace. L’opposizione talebana al governo esistente impantana il paese nella violenza; dati i trascorsi del gruppo sull’eguaglianza di genere, la volontà di incontrare donne politiche è un segno di speranza per molti. E’ anche la testimonianza di quanto Barakzai ha avuto successo nel diventare una voce autorevole nel panorama politico afgano.

Barakzai non mostra segni di voler lasciar perdere o di voler rallentare. L’Afghanistan è stato deprivato di modelli femminili ispirativi a causa del tumulto politico e della conseguente instabilità degli ultimi decenni. Dato l’enorme impatto che ha già provocato, si può presumere che Barakzai continuerà a sorprendere il suo paese – e il mondo – per il meglio.

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