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29 novembre 2015 / miglieruolo

Sant’Erario e i suoi devoti

“Marijuana e prostituzione legali, ecco quanto guadagnerebbe il Paese” (La Repubblica, 18 luglio 2015): “E se tenessimo insieme le due cose? Lo potremmo chiamare decreto Libera Italia, o magari il Buono Sballo. La proposta di legge presentata ieri, e sottoscritta da 218 parlamentari, per la legalizzazione della cannabis. Più l’idea di Matteo Salvini sull’emersione della prostituzione. Sesso e spinelli, in fondo pure quei seriosoni dell’Istat li hanno sdoganati.”

Innanzitutto no, non possiamo tenere insieme le due cose. Non possiamo neppure paragonarle. Fumare una canna (come accendere una sigaretta, bere un bicchiere di spumante, sniffare l’attaccatutto) è una cosa che una persona fa con il proprio corpo al proprio corpo: comprando i tot grammi di “maria” non compra anche glieli ha venduti. Chi ti ha allungato lo spinello prende i soldi e se ne va, non deve soddisfare la tua brama di controllo e possesso, tollerare i tuoi insulti, chiederti di mentire su quanto lui/lei ti piace, essere passivamente disponibile alle tue fantasie di qualsiasi tipo.

Sono convintissima che la cannabis dovrebbe essere de-criminalizzata – le idee sulla sua “pericolosità” e sul suo essere porta d’ingresso alle droghe pesanti sono state demolite da decenni di studi – non ho ben chiaro come si pensi di tassarla a meno di non costituire un monopolio sulla coltivazione: ma poiché a differenza del tabacco si può coltivarla in terrazza e anche se la fumi regolarmente non ti occorrono due pacchetti di spinelli al giorno (la “tolerance” dei principi attivi è inversa rispetto alla nicotina) ditemi perché qualcuno dovrebbe comprarla con le accise di stato che, basta guardare le sigarette, lievitano allegre a brevissimi intervalli.

Nonostante professi entusiasmo, anche l’articolista capisce che l’entusiasmo non basta: “Per la prostituzione poi è ancora più difficile. Non solo perché di mezzo c’è la dignità della donna, considerazione che ha spinto i Paesi del Nord Europa, molto avanzati in tema di diritti, a dichiararla illegale. Ma anche perché, lo dice una ricerca di Transcrime, non c’è evidenza che dove il mestiere più vecchio del mondo è regolato i crimini collegati diminuiscano. Le prostitute, anche dove le leggi sono in vigore da oltre dieci anni (Olanda, Austria, Germania), continuano a essere vittime di tratta e sfruttamento.”

Di nuovo no, non c’è di mezzo la dignità della donna. Nessuna donna perde la propria dignità umana se si prostituisce. La redazione de La Repubblica non è obbligata a credere a me, ovviamente, quindi le motivazioni che stanno dietro alle leggi dei Paesi del Nord Europa in tema di prostituzione gliele faccio spiegare dall’Ispettore svedese Simon Häggström, capo dell’Unità sulla prostituzione della polizia di Stoccolma (dal suo rapporto del 19.6.2014):

EGUAGLIANZA – Non è accettabile che donne e bambine/i siano comprati e venduti in una moderna società basata sull’eguaglianza.

TUTELA DELLE VITTIME – E’ irragionevole criminalizzare chi, nella maggioranza dei casi, è la parte più debole ed è sfruttata da altre persone.

AFFRONTARE LE RADICI DEL PROBLEMA: Senza domanda di servizi sessuali non esisterebbe il mercato relativo. Coloro che comprano sesso sono gli sponsor cruciali del traffico di esseri umani. (L’enfasi è mia)

La legge svedese è in forze dal 1999. Alla data del rapporto dell’Ispettore Häggström, il numero di uomini svedesi che compra sesso si è dimezzato. Magnaccia e trafficanti considerano la Svezia un pessimo mercato. Le prostitute lo considerano un paese molto più sicuro rispetto ad altri… eccetera.

Quindi, non si tratta di “sdoganare il sesso” e di essere meno “seriosoni”. Si tratta di essere seri e di capire che abbiamo a che fare con le vite reali di esseri umani, non con rappresentazioni letterarie, cinematografiche, televisive o con le nostre personali fantasticherie: le donne nella prostituzione non sono Bocca di Rosa e la prostituzione non ha niente a che fare con il “sesso sdoganato”. Se con tale locuzione si vuol intendere, come appare, “sesso libero”, non c’è niente di meno libero del pagare una persona affinché faccia con te e per te cose che non ha nessun desiderio di fare. Dite ad una prostituta di scegliere: può prendere i soldi e andarsene o prenderli dopo aver fatto sesso con voi – credete che resterà perché la sola idea del 47° pompino della serata la attizza oltre ogni dire? Come no, quando c’è la fede c’è tutto, dicono.

Ah, e per essere precisi: la prostituzione femminile NON E’ IL MESTIERE PIU’ VECCHIO DEL MONDO. Io sono una storica e lo so (e non lo rispiegherò, scusatemi, per la centomillesima volta: istruitevi, e ne riparliamo) come so che questo tipo di narrativa ha la sola funzione di giustificare gli uomini che comprano prostitute.

Inoltre, le leggi dei Paesi del Nord Europa stanno funzionando, quelle “alla Salvini” no, per stessa ammissione di chi ha scritto l’articolo. Allora, mi chiedo perché il passo successivo recita: “Le proposte di legge comunque non mancano. La più recente è quella della deputata Pd Maria Spilabotte che prevede di creare nelle città zone dedicate alla professione e la possibilità di esercitarla in casa, con controlli sanitari rigorosi e pagando le tasse. Il beneficio economico per l’Erario sarebbe innegabile.”

Perciò, la preoccupazione per i diritti umani delle persone che si prostituiscono non è la motivazione di una legge del genere, giusto? La motivazione sono le svanziche. Vendere donne produce svanziche. Se il loro magnaccia è lo Stato entrano soldi nelle casse dell’Erario e perdio, se questo non è buon motivo non so quale altro potrebbe esserlo. Considerando poi il “decoro urbano” che pure ne conseguirebbe secondo La Repubblica si capisce l’importanza di leggi estetiche come queste – l’etica in Italia è finita nel cesso da circa trent’anni.

Allora, però, bisognerebbe essere un po’ più coraggiosi di così. Per esempio, la prostituzione minorile negli ultimi due anni è aumentata del 516% (Procuratore aggiunto Maria Monteleone – audizione della Commissione parlamentare infanzia e adolescenza, 15 marzo 2015). La maggior parte dei casi “matura in contesto di povertà estrema” e il circa il 74% dei clienti di ragazzine e ragazzini sono italiani – la stima è fatta su quelli che sono stati beccati. Non ho idea del volume d’affari, ma vedete bene che si tratta di un settore di mercato in crescita, proficuamente tassabile: facciamo “emergere” anche questo. Creiamo spazi appositi dove gli adolescenti pezzenti possano racimolare un franco e gli altri procurarsi abiti firmati e ultimi modelli di cellulare (la minoranza adduce queste ragioni per il prostituirsi), con rigorosi controlli sanitari naturalmente e fornitura gratuita di contraccettivi – i preservativi no, in genere i clienti non li sopportano e il cliente ha sempre ragione. Se comprare una donna è lecito, perché non dev’esserlo comprare una minorenne? E’ il mestiere più antico blah blah, a loro piace e sono consenzienti blah blah, gli uomini devono pur sfogarsi blah blah… E come la mettiamo con il vasto giro della pedopornografia? Quanti soldi potrebbe guadagnare lo stato dal renderla legale e piazzarci un balzello? Non starebbero meglio, i bambini, in contesti decorosi dove essere utilizzati a scopo sessuale con controllo medico e psicologico? Vai così, Erario italiano!

E la montagna di soldi che si muove attorno all’estorsione mafiosa? E’ inutile cercare di combattere questo fenomeno, è naturale, è la legge della giungla, la sopravvivenza del più stronzo (cioè, del più forte)… Non importa che scienza e storia smentiscano anche questa fregnaccia – sopravvive chi meglio coopera, non chi meglio uccide – teniamoci buona la narrazione popolare adatta allo scopo: $$$$. I mafiosi non sono anche detti uomini d’onore? Se onorevolmente potessero emergere dalle ombre, pagare una tassa su omicidio e pizzo e svolgere il loro mestiere in tranquillità non saremmo tutti più felici? Con albo professionale e rigorosissime autopsie sui cadaveri prima della loro calata in mare con le scarpe di cemento, eh, non stiamo mica scherzando. E poi, vogliamo considerare il benefico influsso che l’esaltazione delle virtù mafiose produrrà sull’opinione pubblica? E le straordinarie sinergie economiche fra mafia e prostituzione? Pensate che già oggi, praticando una sana omertà, una giovane ha guadagnato 7 milioni di euro non presentandosi a testimoniare ai processi che vedevano indiziato, per questioni di prostituzione minorile, un noto ex capo di governo. A proposito, li abbiamo tassati? Maria G. Di Rienzo

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