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27 dicembre 2016 / miglieruolo

Milia

dal blog lunanuvola  di Maria G. Di Rienzo

(“Meet Milia Eidmouni, Syria” – Nobel Women’s Initiative, 26 novembre 2016, trad. Maria G. Di Rienzo.)

milia

Milia Eidmouni è una giornalista freelance che ha lasciato Damasco per la Giordania a causa di pressioni politiche. Assieme alla collega Rula Asad ha fondato la Rete delle giornaliste siriane. Il lavoro di Milia promuove una migliore comprensione del ruolo delle donne siriane nella sollevazione e rompe gli stereotipi che circondano le donne giornaliste nella regione.

Com’è essere una giornalista in Siria?

Nessuno ti protegge. Non c’è protezione o sicurezza per i cittadini giornalisti che stanno scrivendo della guerra. Come donna giornalista non puoi andare sui fronti perché ti dicono: “Ah, sei una donna, vai con uomo così ti protegge.”

Come si collega il tuo lavoro di giornalista al promuovere giustizia in Siria?

Sto facendo del mio meglio per promuovere la giustizia addestrando altri reporter. In Siria, pochi giornalisti sono istruiti su come scrivere delle istanze delle donne. Dare visibilità alle storie taciute è come noi contribuiamo alla giustizia.

Puoi dirci di più della Rete delle giornaliste siriane?

La Rete ha tre scopi: migliorare le capacità nello scrivere di giustizia di genere e diritti delle donne; suscitare consapevolezza nell’opinione pubblica tramite campagne e creare un codice di condotta professionale per rompere gli stereotipi sulle donne nei media.

Cosa manca dalla conversazione sulle donne siriane?

I media stranieri tentano di ritrarre le donne siriane come unidimensionali: lei è una vittima, la madre di un detenuto, la moglie di un prigioniero, un ostaggio in un paese ostile che attende aiuto umanitario. Ma sin dal Primo Giorno, le donne sono state parte della sollevazione. Sono scese in strada, hanno lavorato negli ospedali da campo, hanno creato centri comunitari per sostenersi l’una con l’altra nelle loro comunità locali. Le rifugiate stanno pure rompendo stereotipi e cambiando l’immagine delle donne siriane. Nessuno parla delle difficoltà che affrontano (in Giordania) dopo quattro o cinque anni da rifugiate.

In che modo il giornalismo dei cittadini sta dando forma al mondo in cui il mondo vede il conflitto in Siria?

Durante la rivoluzione, moltissimi cittadini in Siria hanno scritto e pubblicato online quel che stavano testimoniando. Ogni cittadino può contribuire alla giustizia tramite la documentazione, scrivendo le proprie testimonianze, promuovendo pace e giustizia nella propria comunità. I media giocano un grosso ruolo: possono cambiare mentalità e attitudini nelle comunità.

 

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