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29 dicembre 2016 / miglieruolo

Una canzone per tutte le donne

dal blog lunanuvola  di Maria G. Di Rienzo

(brano tratto da: “How Chinese feminists can inspire women to stand up to Trump”, di Leta Hong Fincher per “The Guardian”, 23 novembre 2016, trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo. Leta Hong Fincher è l’autrice di “Leftover Women: The Resurgence of Gender Inequality in China” e sta lavorando a un secondo libro sul movimento femminista cinese. L’immagine ritrae i volti delle cinque attiviste citate da Leta disposti in questo modo durante una manifestazione per la loro liberazione, tenutasi a Hong Kong lo scorso anno. Delle cinque avevo già parlato in questo pezzo:

https://lunanuvola.wordpress.com/2015/03/19/questo-e-laspetto-di-una-femminista/ )

le-cinque-feminist-is-not-a-crime

La registrazione comincia con un suono graffiato e incerto, seguito da un profondo respiro e poi dai toni alti e chiari di una giovane donna che canta a cappella in cinese.

In una voce perfettamente intonata che risuona come una campana, Li Maizi – appena venticinquenne – canta la canzone di sfida che è divenuta l’inno del nuovo movimento femminista cinese, sull’aria “Do You Hear The People Sing” dal film Les Miserables, ma con nuovo testo:

Sei anche tu come me?

Noi crediamo in un mondo d’eguaglianza

Questa è una canzone di libertà e dignità

Una canzone per tutte le donne!

Li Maizi (il cui nome di nascita è Li Tingting), ha fatto circolare questa sua registrazione sui social media nell’aprile 2015, pochi giorni dopo essere stata rilasciata da oltre un mese di detenzione arbitraria da parte delle autorità cinesi assieme alle altre donne ormai note come “Le Cinque”: Wei Tingting, Zheng Churan, Wu Rongrong e Wang Man.

L’apparato della sicurezza cinese sta attuando una repressione senza precedenti nei confronti delle femministe del paese. Ma la canzone di Li Maizi ha annunciato al governo che nonostante gli abusi e le minacce che ha dovuto subire durante la sua prigionia, lei non è spezzata ed è pronta a reagire.

Alla vigilia del Giorno Internazionale delle Donne, nel 2015, agenti della sicurezza arrestarono la femminista e attivista per i diritti delle persone LGBTQ Wei Tingting, all’epoca 26enne, perché aveva in programma di distribuire adesivi contro le molestie sessuali in metropolitana e sugli autobus. Le confiscarono gli occhiali, di modo che non potesse vedere, e le portarono via gli stivali imbottiti, così che congelasse in una stanza per interrogatori a temperatura sotto lo zero in una stazione di polizia di Pechino.

Non volle permettere alla profonda tristezza di indebolirla, perciò si sistemò con le gambe in alto e cantò canzoni ad alta voce per far sapere alle altre donne arrestate che lei era lì, con loro. Posava l’orecchio sui muri della stanza in cui era in isolamento e quando sentiva le voci delle altre femministe arrestate risponderle gli spiriti di tutte si sollevavano: in un resoconto che ha scritto del suo periodo di detenzione, Wei Tingting descrive l’esperienza come “la gioia di fregare il Grande Fratello”.

Tutte le cinque femministe cinesi hanno sofferto gravi abusi psicologici e a volte fisici in prigione. Molte di più delle loro compagne femministe in tutta la Cina continuano a dover affrontare costante sorveglianza e molestie da uno stato patriarcale e autoritario.

Pure, queste donne trovano ispirazione nella solidarietà e sono più energiche che mai nella loro lotta per l’eguaglianza e la giustizia sociale.

 

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