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16 marzo 2017 / miglieruolo

Elusioni di Cristina Bove

di

scala-verso...-by-criBo

 
nei momenti in cui la reticenza
imbocca strade equivoche
forme di mescolanze mercuriali
ardono in petto __il corpo assolve
e l’anima s’adatta_ allo spostarsi
da una terra all’altra
s’annida un’eloquenza funzionale
minuzie a fior di labbra
ma quel che c’è da dire resta dentro
sospeso come un alito di ghiaccio

non si può fare un salto programmato
quando le scale scendono da sole
_ogni gradino un monito a restare_
e non c’è dimissione dall’esistere

si sta con le scadenze sulle altane
esuli da ogni vera conoscenza
smarriti nell’immane che sovrasta

 

***

Sovrastato dalla tua poesia mi pongo domande sul ritardo con il quale offro questa poesia, stranamente familiare. Conservo il ricordo della prima lettura o effettivamente l’ho già pubblicata, senza però che ne possa trovare traccia. Sia come sia quella di oggi è tale che sembra sospesa eternamente a portata di ricordo, sempre nell’aria, perenne suggerimento che aspetta d’essere dispiegato.

Impotenza del poeta, impotenza d’ognuno, niente può arrestare quel suggerimento. E’ dentro di noi. Chi è che non ha provato quel momento di freddezza in le scale della vita scendono e noi ci affanniamo a risalirle? chi non si è arrestato e una e dieci e cento volte atterrito dal dover affrontare l’immane che sovrasta.

Detto con sincerità: non fossimo esuli della conoscenza, potrebbe il velo di maya della realtà porsi tra noi e il dovere di approdare alla felicità?

Mauro Antonio Miglieruolo

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6 commenti

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  1. miglieruolo / Mar 16 2017 22:49

    Bisogna smetta di scrivere con il tablet. Il quale è strutturato per offrire soluzioni cervellottiche su come scrivere le parole che si sta compilando sulla tastiera digitale. Una follia…

    • cristina bove / Mar 17 2017 15:49

      sono tornata a farti visita, a ritrovare quel senso altro che tu sai trarre dalla mia poesia.
      grazie!

      • cristina bove / Mar 17 2017 15:54

        detto tra noi, potrebbe essere proprio quel velo a proteggerci dalla realtà infinita che non sapremmo affrontare, essendo noi finiti?…

  2. miglieruolo / Mar 18 2017 13:02

    Sì Cristina, quella che esponi la contraddizione. Insita nella nostra natura di limitati ai quali è sottoposto e anzi suggerito costantemente d’affacciarsi a una dimensione che non ci appartiene (non ora) ma verso la quale siamo attirati. L’infinito. Cioè lo stesso che dire Dio.
    Ma questo ci riporta noi stessi, al più intimo della nostra natura. Minuscole particelle di luce divina mediante il quale l’universo si interroga su se stesso.

    • cristina bove / Mar 19 2017 02:51

      si interroga e appare nell’incessante epifania dell’arte…

  3. miglieruolo / Mar 19 2017 04:22

    Sissignore

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