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17 febbraio 2021 / miglieruolo

Signora Morte 2021

di Mauro Antonio Miglieruolo

*****

L’altra notte… quale? Una altra qualsiasi…

L’altra notte Signora Morte è venuta a trovarmi. Io tranquillo, osservando curioso e alquanto stupito. Non trattandosi della solita Signora che sempre ho immaginato e qualche volta visto, ma di una figura in linea con l’intento calunnioso con la quale la si descrive. Orribile bruttona questa tizia della vulgata corrente, da far venire i vermi ai bambini; l’esatto contrario di colei che per consuetudine mi frequenta: Gran Culo, abitini aderenti, gonne sopra il ginocchio, di rosso ma anche di bianco vestita. E però niente labbroni, trucco eccessivo, ancheggiare ostentato e roba simile: è una seria Signora Morte, niente fronzoli, va al sodo dei suoi compiti. Mietere e mietere, niente altro che mietere. Il sollievo dei viventi. Ahi! Non ci fossi tu, Signore Morte, non ci sarebbe speranza per tutti noi!

.Ed invece ecco apparire una che sembra essere stata stipata in un magazzino per secoli, gonne fino ai talloni, piena di toppe, capelli grigio ferro, espressione arcigna. Non parla questa mia signora, mi guarda soltanto. Non sono bello perciò non fatico a intendere la vera ragione dell’attenzione che mi dedica. Mi vuole cassare con lo sguardo, pappare, far fuori, cancellare dal novero dei viventi. Non parlo a questa arcigna versione dell’amica dell’umanità. Neppure la saluto. Mi limito a registrarne la presenza, nonché capire le possibilità che ho di sottrarmi alle sue grinfie. A quel punto, come sempre in quei punti, mi pento della colpevole dissipazione dei giorni, vissuti in triste allegria, costretto infine alla presa d’atto, ma quando ormai è troppo tardi. Ognuno dovrebbe prepararsi a quella contingenza per tempo, per tempo assumere le proprie precauzioni. Guardie del corpo contro l’irruzione della funestia dei pensieri, esami di coscienza tutti i giorni. Sapere anzitutto che l’Implacabile sta costantemente in attesa, alito sul collo, annuendo, pronta ad approfittare di ogni tua mossa. Perché sa, la furbacchiona, da quale piede zoppichi (a volte da tutti e due), prima o poi dare il passo giusto verso di lei. Perché, sia chiaro, niente fronzoli o abbellimenti, non è lei a spacciarti (a parte qualche sgambetto). Da sé stesso ognuno vede e provvede. La bellona che presiede al rinnovo e al sollievo si limita a raccogliere, grata agli uomini per tanta dovizia. Grata anche alle donne che in continuazione sfornano nuovi clienti, nuovi raccomandati di ferro. Saranno (saremo) tutti assunti, tutti uniformati da un medesimo approdo…

Mi sto perdendo in chiacchiere. Trascuro quello del quale vorrei/dovrei occuparmi. Della visita a sorpresa di questa nuova inusitata versione di Nossa Segnora. Lo ripeto. Non la solita Dea dell’Abbondanza. Bella, bona, benevola… Macché bella! Macché lindore, compostezza, decoro! Una cinquantenne mal messa (le cinquantenni di una volta), rinsecchita, polverosa, bianca cadaverica, qualche ragnatela per decoro, accanto al mio letto, ma guardando lontano, attraverso la mia trasparente insignificante persona.

“Morirai nel 2078” dicendo.

“Morirai nel 2078” dicendo.

Ed io: “Come?” incredulo. Mancano 57 anni alla data, com’è possibile me ne restino tanti da vivere dopo che molti di più avevo già consumato? Voglio dire, stirato alla meno peggio…

“2078!” ripete dura irritata tra una ragnatela e l’altra. “Non di più!”

La precisazione suona minacciosa. Perché utilizzare un tono segreto di minaccia nel dare tanto gradevole notizia? Noi umani equivochiamo ogni volta che ci conviene. Lasciamo ci mettano di buon umore le parole che dovrebbero allarmarci. Io almeno sono così. Comunque una qualche domanda me la pongo. 57 anni ulteriori di vita, ma come? Nelle mani della mala sorte, o nel Paradiso Terrestre interiore d’ogni amante che riamato o meno, perdutamente ama?

Poiché la Visitatrice sembra esitare, evasiva anzichenò, non insisto con gli interrogativi. Interpreto. Razionalizzo. Cerco strapparle con insinuazioni la verità che non conosco.

“Vuol dire,” dico dicendo sul detto della dicente, che in verità è la miglior docente. “Vuol dire,” deduco inferisco “vuol dire che morirò a 78 anni?”

Al che ragnatele, polvere, carni rinsecchite, bruttezza insolita, scompaiono e al loro posto solo lo sgabello sul quale era stata fino a poco prima seduta (Signora Morte, sappiatelo, è la più bella donna di questo mondo, ed anche il più bell’uomo. Non la/lo sposerebbe nessuno altrimenti). Uno sgabello rotondo, alto una quarantina di centimetri, l’ideale su cui starsene assiso per affrontare i pericoli d’una doccia. Non appena fossi stato in grado di mettermi in piedi l’avrei sistemato nello spazio angusto dedicato ai lavaggi considerati opportuni e persino obbligatori (un solenne rottura di sfere). L’ho ancora qui davanti a me, vi sto seduto sopra, saggiandone la consistenza. Augurandomi non sia anche permalosa Signora Morte, che non decida di punirmi spacciandomi con una morte anche dolorosa, oltre che prematura, per la profanazione del pulpito dal quale è partita la predica. Sarebbe pernicioso, oltre che iniquo. Oggi a 78 anni uno è giovane. Ancora in grado di intendere e volere. Di snocciolare qualche altro rosarietto di giorni.

Ma ho effettivamente fattivamente positivamente profanato, sedendo sullo sgabello, le funzioni di colei che lo ha utilizzato per prima? Culo sacro rispetto al mio profano, degno di interdizione? No, la verità è che mi sono appropriato del mezzo sperando di esserne contaminato: la magia della morte è la stessa magia della vita. Il campionato d’andata corrisponde a quello di ritorno. Cosicché a cuor leggero siedo e conciono proclamo meno il can per l’aia (altro che doccia!) per redimermi dalla sentenza emessa, allontana da me questo calice, io colpevole, parte di un insieme universale di tutti colpevoli, tutti condannati alla pena di morte, in vana ricerca d’assoluzione. Finché vi resterò assiso, mi illudo (mi illudo?) nessun ente oserà qualcosa contro di me, vorrà sostituirmi e appropriarsene. Neppure la stessa Signora Morte. La mortale eterna regina imperatrice che vagola per il mondo a caccia dei milioni che a breve dovrà e deve spacciare.

Sissignore. L’abito fa il monaco, il pulpito il predicatore, la bacchetta magica il mago, chi vorrebbe trovarsi nella mia stessa condizione di sentirsi annunciare la prossima fine? Ci si attacca a qualsiasi illusione in tali contingenze. Quindi, adatto a non adatto per la doccia, essenziale comunque per un morituro mio pari, dallo sgabello è partita la sentenza, allo sgabello deve rientrare. Non ho altro che questo, la speranza d’uno scongiuro. Mi contento? Mi contento…

Inutile per altro tergiversare. Sii tratta di 78 e ai 78 sono obbligato. Che, insomma, piaccia o dispiaccia, 78 sembra essere il limite. Cioè un margine di settimane, forse di giorni. Leggete la data di emissione del post. Confrontatela con la data di nascita. 06 aprile 1942, registrato il 10. Sono già nei 78, quasi in prossimità del traguardo d’inizio dei 79. Ari-quindi. Dunque. Insomma. Eccetera… se riesco a restare assiso su questo sgabello da ora fino all’allora della nostra morte, forse me la cavo.

Fantasia o realtà, incedere quantistico, sogno, incubo, ghiribizzo, gioco di prestigio, speranza o solo masochismo? La verifica il prossimo 7 o al massimo 11 aprile. Ci sarà da ridere, ci sarà da piangere? Ne riparleremo.

Forse.

2 commenti

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  1. miglieruolo / Feb 17 2021 12:55

    A qualcuno va di giocare a una sorta di totomorte? Qualcuno è disposto a scommettere sulla mia sopravvivenza?

  2. miglieruolo / Apr 16 2021 11:32

    Ancora tra di noi, qui a raccontarla come mi riesce. Vivo. Anche se tra il 5 aprile e oggi non me lo sono passata per niente bene. Importante però è registrare l’assenza di commenti. Discrezione o indifferenza? Argomento mal posto o narrato non valido.
    Mi tocco, sono vivo, ancora dolorante, continuo a raccontare. Questo è tutto quel che conta.

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