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15 luglio 2015 / miglieruolo

Roma-Sampdoria 3-2. Il miracolo…

di Mauro Antonio Miglieruolo
*
Siamo nel 1961, otto gennaio, quattordicesima giornata di campionato, Roma-Sampdoria. In campo le squadre schierano:
la Roma: Cudicini, Fontana, Giuliano, Pestrin, Losi, Guarnacci, Orlando, Lojacono, Manfredini, Schiaffino, Selmosson; allenatore Foni;
la Sampdoria: Sattolo, Vincenzi, Marocchi, Bergamaschi, Bernasconi, Vicini, Lojodice, Ocwirk, Skoglund, Cucchiaroni; allenatore Monzeglio.
Le due squadre daranno luogo a una delle più epiche partite della storia; una partita paragonabile (non per importanza) a quella vista e rivista in TV numerose volte: Italia-Germania 4-3

Giacomino Losi, er core de Roma

Giacomino Losi, er core de Roma

Il primo tempo, ch’io ricordi, è abbastanza equilibrato. Almeno finché Guarnacci, dopo un contrasto con Lojodice, non s’infortuna ed è costretto a lasciare il campo. Non basta. Poco dopo anche Losi si infortuna, ma per non lasciare in nove i compagni, decide di restare inutilizzato all’ala. Il tempo finisce zero a zero.

15lug-RomaSampLojaconoQuando il gioco riprende Lojacono, su punizione, manda la Roma in vantaggio. Un gol insperato e imprevisto che però potrebbe diventare un cavallo di troia. A quel punto si tratta solo di difendersi, stringendo i denti per cercare di portare il risultato fino alla fine. E se non la vittoria, almeno guadagnare un pareggio. L’impresa appare difficile, ma non impossibile. La Roma vanta un organico migliore (l’attacco è formidabile, anche se non sempre all’altezza della fama dei nomi) e gode del vantaggio non indifferente di giocare in casa. L’incitamento del pubblico può fornire le energie necessarie per arrivare indenni alla fine.
Se non ché ben presto va giù di un gol. Un uno-due formidabile da parte di Cucchiaroni e Brighenti che sembra chiudere ogni prospettiva. Passare dal vantaggio allo svantaggio, in quelle condizioni, è certo la maniera migliore per registrare una sorta di caporetto.

ManTREDini

ManTREDini

La Roma però non si arrende. Se pure è demoralizzata non lo fa vedere. Si difende con ordine e si concede anche qualche puntatina all’attacco. In uno di questi Pedro “Piedone” Manfredini (detto anche ManTREdini, per le triplette segnate a inizio campionato) pareggia i conti.
Poi il miracolo. Si è quasi alla conclusione dell’incontro. Dalla destra Lojacono (un grande giocatore che avrebbe potuto dare molto di più di quel che ha dato alla Roma) batte un calcio d’angolo (o si tratta di un traversone? non ricordo bene) che Giacomino Losi, saltando facendo leva sul piede efficiente, intercetta di testa. La palla si insacca alle spalle del portiere. 3 a 2! (La partita finisce con questo risultato.)

Liedholm

Liedholm

Impossibile descrivere il tripudio sugli spalti. La gioia di ognuno. Spiace solo per la Samp (aver perduto una partita già quasi vinta…) ma contro la Roma di quell’otto gennaio impossibile un risultato differente.
Lo riconosce implicitamente anche lo stesso Monzeglio che, uscendo dal campo, si batte il pugno sul petto, all’altezza del cuore. Sì, è vero, la Roma ha avuto cuore. Cuore e forse anche un po’ di culo. Ma nella vita l’uno e l’altro procedono bene appaiati insieme. Anzi è necessario stiano insieme. Senza un po’ di fortuna, né cuore né valentia possono da sole.
Ricordo questa partita naturalmente non solo per il rocambolesco suo svolgersi o perché tifoso (moderato) della Roma (tifo per altro anche per il Napoli e, quando è in ballo qualche coppa, per la Lazio: inorridite romanisti puri e duri): ma perché obiettivamente è stata una delle poche di quell’epoca in cui la grande Roma è stata all’altezza delle aspettative dei romanisti. Per vedere una squadra vincere alla grande e con un grande gioco, bisognerà aspettare molti anni. Aspettare la presidenza Viola, l’allenatore gentiluomo Liedholm e il regista Falcao. Io però resto legato alla Roma di quegli anni proprio in virtù di quella eccezionale partita.

Paulo Roberto Falcao

Paulo Roberto Falcao

Che in verità di per sé merita di essere ricordata.
Come in effetti, 54 anni e passa dopo, la ricordo.

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