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27 gennaio 2013 / miglieruolo

La libertà secondo i fondamentalisti

di Maria G. Di Rienzo

Il 6 ottobre centinaia di donne hanno manifestato a Timbuktu, in Mali, contro le nuove regole imposte dai fondamentalisti islamici armati (“Ansar Dine”, collegati a AQMI – Al-Qaida au Maghreb islamique) che in questo momento hanno il controllo della zona. La dimostrazione è stata dispersa a colpi di mitragliatrice. I fondamentalisti non si sono limitati a bandire la musica, il calcio e la televisione, a distruggere antichi edifici e a bruciare documenti medievali. Stanno frustando, lapidando, mutilando e uccidendo chi non si conforma alla loro distorta visione del mondo. Stanno compilando liste di madri nubili per poterle “punirle” adeguatamente.

Rifugiata del Mali in un campo profughi nigeriano.

E, com’è ovvio, hanno deciso che le donne del Mali devono vestire alla saudita. «Siamo stanche» ha detto una della manifestanti, Cisse Toure: «Ci hanno imposto i veli e adesso ci danno la caccia come se fossimo criminali perché non li portiamo». Il cosiddetto “codice di abbigliamento islamico” è del tutto estraneo alla loro cultura: ma avete sentito qualcuno ergersi in difesa del loro diritto di preservare il loro modo tradizionale di vestirsi, per esempio quelli/e che parlano della “libertà” di indossare un burqa, eccetera?

Come nota l’iraniana Maryam Namazie: «Quanto ci vorrà alla sinistra europea e alle organizzazioni pro diritti umani per difendere le persone coraggiose che si oppongono ai fondamentalisti a rischio delle loro vite, anziché i loro oppressori e assassini? Perché si dà per scontato che un’estrema destra religiosa e neo-fascista rappresenti il “vero Islam”? Perché si dà per scontato che coloro che si oppongono a essa sono “rinnegati anti-islamici” e perciò, se sono uccisi, meritavano di morire? Perché la sinistra europea continua a usare la terminologia che i fondamentalisti stessi hanno creato: “sharia – legge islamica”, “islamofobia”, “fatwa”… una terminologia che i laici hanno persistentemente denunciato e decostruito? Nemmeno una resistenza al fondamentalismo durata dieci anni, in Algeria, e le sue 200.000 vittime, sono riuscite a cambiare il modo in cui la sinistra e le organizzazioni pro diritti umani vedono il fondamentalismo». (da «Honour the Dissenters»http://freethoughtblogs.com/maryamnamazie/2012/10/10/honour-the-dissenters/).

UNA BREVE NOTA

Gli articoli di Maria G. Di Rienzo sono ripresi – come le sue traduzioni – dal bellissimo blog lunanuvola.wordpress.com/. Il suo ultimo libro è “Voci dalla rete: come le donne stanno cambiando il mondo”: una mia recensione è qui alla data 2 luglio 2011. (db)


***
Chiedo venia, ma una risposta italiana occorre. Da noi una sinistra, che si rispetti o meno, non esiste. Quella che chiamano “sinistra” è in realtà una destra che si vergogna; una destra opportunista che si serve di tradizioni sepolte da tempo per cercare di catturare l’elettorato tendenzialmente di sinistra. Ma di sinistra, questa sinistra, non ha nulla. Non solo non dice alcunché di sinistra, ma non fa nulla di sinistra. Neanche il minimo, complice com’è dello stato di cose presenti, sui fenomeni di corruttela e gli infiniti abusi che si moltiplicano. Cose che anche una destra moderata farebbe.
Non c’è che da auspicare che una sinistra, anche moderata, si inzi a costituire. Condizione sine qua non affinché non solo i problemi dei lavoratori siano risolti, nonché quelli specifici che riguardano le donne; ma anche quelli dell’oppressione che i telebani esercitano sulle popolazioni che hanno la disgrazia di averli tra i piedi. I quali telebani possono continuare a imperversare perché FUNZIONALI al dominio del capitale finanziario (il nemico di comodo di cui servirsi per distogliere l’attenzione da se stessi, dalle proprie malefatte); e perché svolgono una funzione di supplennza, sia pure degenerata, di contrasto all’arroganza e alla propetenza dell’Occidente che nessun altra forza organizzata esercita.
Mauro Antonio Miglieruolo

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One Comment

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  1. lallaerre / gen 27 2013 00:50

    Apprezzo sia il testo sia il commento.

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