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22 ottobre 2014 / miglieruolo

La bicicletta di Amy di Maria G. Di Rienzo

dal blog di lunanuvola

(tratto da: “The revolution will not be pinkified”, un più ampio articolo di Liz Smith per The F-Word, 11.9.2014, trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo.)

Amy, una bimba inglese di nove anni, è stata di recente ad un festival estivo per la gioventù, dove ha visto alcune dimostrazioni di BMX. (Ndt. la sigla sta per “Bicycle Motocross”. Le bici da cross sono diverse dall’usuale per struttura, peso e dimensioni.)

Ha quindi deciso che voleva una BMX per il suo compleanno e la madre l’ha portata a dare un’occhiata a quelle disponibili in negozio. Le due sono state avvicinate da una commessa non appena hanno messo piede nella sezione per bambini. Dando un’occhiata ai lunghi capelli biondi di Amy, la commessa le ha dirottate immediatamente nell’angolo a colori caramellati del reparto.

bmx pink

Là c’era una sola BMX “per femminucce”, nera e rosa acceso. Amy l’ha guardata ed è tornata a passo svelto dall’altra parte. “Penso che queste mi piacciano di più.”, ha detto.

La commessa non si è arresa: “Queste sono biciclette da maschi, tesoro. Non preferiresti una bici da femmine?” Ho amato la risposta di Amy: ha fissato la commessa con uno sguardo interrogativo e beffardo al tempo stesso, una specialità da “novenni”, e ha detto: “Cosa importa?”

La mamma di Amy ha fatto un veloce confronto fra le biciclette per bambine e quelle per bambini. Per lo stesso prezzo, molte di quelle per maschi avevano funzionalità e componenti migliori delle altre: forcelle con sospensioni e ingranaggi, per esempio. Le biciclette per bambine si concentravano invece sull’apparenza e il comfort – sellini più larghi, canna più bassa e colori pastello con cascate di motivi floreali, e accessori come cestini, stelle filanti e copri-manubri a lustrini. Gli abiti e gli oggetti relativi al cross in bicicletta per bambine erano per la maggior parte rosa, con occasionali flash di bianco e porpora, e – di nuovo – si concentravano sull’essere graziosi anziché sull’avere una funzione.

Secondo i rivenditori, alla fine, i maschietti sono rudi e disordinati, guideranno le loro bici nel fango e il loro set di accessori dovrà essere lavato spesso dalle madri, mentre le femminucce faranno giretti oziosi, con le loro bambole nel cestino frontale. Se l’industria vuole davvero sostenere il ciclismo femminile, deve fare lo sforzo di andare oltre i sellini color gelatina e gli aggeggi in sfumature di rosa e pastello. Le bambine devono sapere che VA BENE sporcarsi e che c’è abbastanza detersivo al mondo per lavare le loro cose e quelle dei loro fratellini. Devono sapere che saranno le benvenute in qualsiasi associazione o club di ciclismo e che sono libere di scegliere qualsiasi disciplina vogliano apprendere o in cui vogliano competere.

Mi chiedo quante Amy ci siano che non hanno l’assertività o il sostegno necessari a dire al mondo che non vogliono essere inzuppate di rosa. Mi chiedo quante Amy, anziché avere quel che realmente volevano e che rifletteva ciò che erano, hanno finito per avere una bicicletta o altri oggetti – e invero a fare scelte – perché gli si è detto che quelle cose o quelle scelte dovevano piacere loro, e loro non volevano essere giudicate negativamente come differenti.

Sono felice però di ragguagliarvi sul fatto che Amy ha la sua nuova BMX blu e verde – non dirò “smagliante”, perché lei sta passando così tanto tempo al parco per ciclisti locale che probabilmente “smagliante” non lo è più… Amy ha anche imparato ad usare la lavatrice.

rossa è meglio

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