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31 dicembre 2020 / miglieruolo

Dio è atterrato

Iniziò alla breve, e crebbe con rapidità esponenziale, senza altro preavviso che l’ispessirsi del traffico. Macchine, sempre nuove macchine, macchine in entrata, macchine in uscita, macchine nervose, macchine che procedevano tranquille sulla corsia di destra, macchine impazzite su quella di sinistra, macchine che strombazzavano sfogando nel clacson il nervosismo emergente. Convulsamente, in fretta, mentre il nervosismo mutava in frenesia, necessità assoluta di far presto, d’approdare a alcunché, nuove auto si ammassarono alle uscite, altre procedettero in entrata, ostacolando la viabilità del Raccordo. Caos, smog, furore… Messo sull’avviso dall’addensarsi di tutta quell’agitazione (soltanto eventi fuori dal comune potevano giustificarla), mi affrettai a sintonizzarmi su un notiziario. La radio gracchiò la parte finale di un annuncio e tacque. Trenta secondi di silenzio. Infine la replica.

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– Dio è atterrato, – udii dichiarare esterrefatto, – e trasmette sulla lunghezza d’onda 93.600 delle Modulazioni di Frequenza…

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28 settembre 2022 / miglieruolo

Un ponte

Chiedo ai sassi che nome vogliono

Nazarene bianche, Nazarene nere.
Del fiume a le rive
si guardan da tanto i conventi,
si guardan con occhio di vecchia amicizia
le piccole torri, una bianca e una nera,
le suore s’incontran la sera,
la sera al crepuscolo.
Due volte s’incontran, le bianche e le nere,
sul ponte, sul ponte che unisce i conventi,
li unisce da tanto per vecchia amicizia,
le piccole torri si guardan ridenti
una bianca e una nera,
le suore s’incontran la sera,
la sera al crepuscolo.
Le piccole chiese al crepuscolo s’aprono,
ne sortono leste le suore ed infilano il ponte;
nel mezzo s’incontran, s’inchinano
le bianche e le nere,
si recan l’un l’altre a la piccola chiesa al saluto;
vi fanno una breve preghiera
e leste rinfilano il ponte.
Di nuovo s’incontran, s’inchinan le file,
una bianca e una nera,
le suore s’incontran la sera,
la sera al crepuscolo.
” (Aldo Palazzeschi)

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26 settembre 2022 / miglieruolo

Il fascio della marmotta

So che esiste una teoria che vede la rappresentanza politica come specchio dell’elettorato. Una teoria che non manca di qualche fondamento. Senonché tiene in scarsa considerazione l’insieme delle forze, a cominciare dalla scuola, dall’oppressione del bisogno, dal cattivo esempio dei gruppi dirigenti, della costante impunità dei malfattori, che l’opinione di quell’elettorato contribuiscono a formare. Con tutto ciò mi sento di affermare che gli eletti sono molto, ma molto peggio di pochi che ancora votano. Uno specchio deformante e canaglizzante, per dire.

scheggetaglienti

Il Ciclo del Cazzaro è ricominciato: Berlusconi, Renzi, Grillo, Salvini, adesso tocca a lei, Giorgia Meloni, prima regina della dinastia dei Re Sòla.
E così com’è stato per gli altri, anche il suo momento passerà, e ne resteranno le macerie.
Sta a noi far sì che stavolta, insieme alla cazzara di turno, crolli anche il marcio sistema fascio-capitalista che l’ha prodotta.

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26 settembre 2022 / miglieruolo

L’analisi del voto

Vale per il linguaggio, che fa agio sui contenuti, pur da prendere in considerazione essi stessi

Chiedo ai sassi che nome vogliono

Non posso mica farmi a sottrazione d’analisi del voto, che di mia coscienza civica d’impegno assai sociale ve ne sarebbe poi soltanto traccia residua. Che quindi non m’astengo a siffatta valutazione che di risultato scontato val la pena di chiacchierare. Prima, che mi pare cosa assai importante, vado di musica, ma non di qualsiasi musica, ma per saluto ad ultimo grande che ci ha lasciati, che forse non era il più grande ma che a trovarne uno tra i vivi pare impresa disperata e tra i morti pure non ce n’era a bizzeffe così.

Insomma, valutazione del voto è che prescinde da risultato che pareva già scritto, ma non v’era a confronto di disfida durissima molto più di quanto non emerse da feroce dibattito elettorale tra contendenti di grande arguzia e spessore per contendimento di presidenza a nuovo mandato di Circolo della Bocciofila. Ché se c’è rischio di scoppio universale…

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23 settembre 2022 / miglieruolo

Fuggire per fuggire

Postato il di chiedoaisassichenomevogliono

La dittatura perfetta avrà sembianza di democrazia. Una Prigione senza muri nella quale i prigionieri non sogneranno di fuggire. Un sistema di schiavitù dove, grazie al consumo e al divertimento, gli schiavi ameranno la loro schiavitù” (Forse Aldous Leonard Huxley)

Che a manco d’aria mi spinge desiderio di fuga, che non fu fuga dietro l’angolo quella che mi venne a mente, piuttosto ricerca d’orizzonti per infinito desiderio che non ebbero mura di prigione, deserti innevati o caldi a macero, rose di Atacama, oceani di fiere, isole selvagge, sentieri di capra. Mi farei volentieri Argonauta per investire velli d’oro in buoni fruttiferi a far falò di carta a risparmio d’energia, cercare cere per ali d’Icaro, scendere a patti con unicorni da autostop su nuvole basse che soffro di vertigini. Mi venne desiderio improvviso ed irrefrenabile di fuga di cervello, a lasciar porte aperte al mio non esiterei, che vaghi pure. Ma forse mi farei, a contentezza, solo miserabile fuga a bettola da sganghero a porto perduto, per non centellinarmi vino, nemmeno mi dispiacerebbe spiaggia o scoglio di altra isola qual che sia, purché non vi sia altro che l’isola stessa.

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Mi venne desiderio inesausto di farmi vacanze in permanenza, lasciare che le flotte avverse s’incrocino da sole, per conquista di potere che io non ne feci richiesta. Che non v’è conquista in annullo di competizione, c’è solo arrovello di competizione con nulla, che io non volli, fortissimamente non volli, esser parte di quel nulla, ma me ne scelsi altro, proprio a desiderio d’alterità, a desiderio di scusate non partecipo, ho fuga da fare che mi parve di maggior impellenza. Mi venne, altresì, desiderio d’argomento futile, di scherzo a celia, di sasso a stagno, di spilucco d’uva e cacio a scaglia, bicchiere sempiterno, sigaretta accesa a distrazione meccanica a fronte d’un sole che tramonta, poesia da lettura, pure un verso si, altro aspetta, che non se ne fece cruccio d’attesa. Mi venne voglia d’una canzone, che a non ricordarmi quale non mi fu d’angoscia che di tante ne ho a memoria che non mi mancò piacere d’ascolto. Tutto ciò mi venne a desiderio, pure altro. Ma prima vi regalo versi:

“Il poeta è un operaio

Gridano al poeta:
“Davanti a un tornio ti vorremmo vedere!
Cosa sono i versi? Parole inutili!
Certo che per lavorare fai il sordo”.
A noi, forse, il lavoro
più d’ogni altra occupazione sta a cuore.
Sono anch’io una fabbrica.
E se mi mancano le ciminiere,
forse, senza di esse,
ci vuole ancor più coraggio.
Lo so: voi non amate le frasi oziose.
Quando tagliate del legno, è per farne dei ciocchi.
E noi, non siamo forse degli ebanisti?
Il legno delle teste dure noi intagliamo.
Certo, la pesca è cosa rispettabile.
Tirare le reti, e nelle reti storioni, forse!
Ma il lavoro del poeta non è da meno:
è pesca d’uomini, non di pesci.
Fatica enorme è bruciare agli altiforni,
temprare i metalli sibilanti.
Ma chi oserà chiamarci pigri?
Noi limiamo i cervelli
con la nostra lingua affilata.
Chi è superiore: il poeta o il tecnico
che porta gli uomini a vantaggi pratici?
Sono uguali. I cuori sono anche motori.
L’anima è un’abile forza motrice.
Siamo uguali. Compagni d’una massa operaia.
Proletari di corpo e di spirito.
Soltanto uniti abbelliremo l’universo,
l’avvieremo a tempo di marcia.
Contro la marea di parole innalziamo una diga.
All’opera! Al lavoro nuovo e vivo!
E gli oziosi oratori, al mulino! Ai mugnai!
Che l’acqua dei loro discorsi
faccia girare le macine.
” (Vladimir Majakovskij)

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17 settembre 2022 / miglieruolo

I ranocchi non sanno il principese

Pubblicato ilsabato, 17 settembre 2022dacristina bove

Nel fango del fossato
parlano il pantanese
e bevono pastrocchi al piano- dar
_dare le solfe, rime, pergamene
redatte nel giurassico_
se sapessero quanto c’è di zucca
nei crani ripassati dall’età
_corone e scettri ai cromosomi che
fan corpi sfatti e facce cavalline_
saprebbero ch’è meglio un rospo a tavola
d’un bacio stregonesco
che li rendesse pargoli attempati
re travicelli di giustiana fama .

Quelli che invece sguazzano pimpanti
in acquitrini rogge e altri canali
scriverebbero versi per i posteri
versi da bofonchiare, tutti uguali
banalità con enfasi rampante
rampolle di pocaggine
come diceva la poeta amica
_un po’ ne invidio acume e dipartita_
anzi diceva di poraccitudine
confermo ogni insostanza

14 settembre 2022 / miglieruolo

E mi guardavo fare

da: https://cristinabove.com/2022/09/14/13624/

15 luglio 2022 / miglieruolo

pensare che sia stato il vento

30 giugno 2022 / miglieruolo

Libertà di parola

Chiedo ai sassi che nome vogliono

Ci appartiene quello che scriviamo? Chi lo sa? Penso che ognuno risponda per sé, decide cosa farne delle sue parole, di quelle che dice in confidenza, di quelle che urla ai quattro venti, di quelle che scrive in lettera riservata, o libera nella rete (che ossimoro vertiginoso). Io sono nessuno, dunque le mie parole sono di nessuno, chi le vuole se le prenda pure, che le scrissi liberamente, dunque sono libere, non anelano a proprietà. Vado un tantinello di musica, così, come atto liberatorio.

Scrivo per desiderio di rendere libere le parole, consentire loro di volare. Talora ne trovo già scritte, che volano da altri quaderni, e che somma soddisfazione quando paiono esattamente quelle che avrei voluto scrivere io. Capita che le trovi esatte e giuste nel momento stesso in cui concepii quello stesso pensiero, e chi se ne frega se non ne ebbi l’imprimatur, che a me “l’ho scritto…

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19 giugno 2022 / miglieruolo

Zone d’ombra

cristina bove

sequenza di parole
interpunzioni tralasciate
_a definire basta il nesso
la congiunzione il termine appropriato_
se mai sopraggiungesse
la sospensione a tempi più propizi
ci si potrebbe incavolare per
l’occasione mancata
tuttavia
mi mando a quel paese
in piena autonomia

se non fosse impossibile
mi aspetterei di spalle
per darmi un calcio in c.lo
_se fossi un po’ più libera
diciamo bukowskiana
tolto il punto
avrei dovuto osare la vocale
per risparmiarvi un quiproquo di cielo

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18 giugno 2022 / miglieruolo

nel palmo di una mano

Il tuo scopo lo sappiamo noi: lo godiamo noi. Ci edifica e spinge avanti. Grazie

15 giugno 2022 / miglieruolo

Solo un’Isola

Da: https://chiedoaisassichenomevogliono.wordpress.com/

Non so come gestire l’attuale wordpress, per non ricopiarlo tutto mil pezzo mi limito a questo piccolo brano allo scopo di segnalare autore e blog. Ringrazio.

Nacqui su un’isola talmente piccola che per girarmela tutta mi bastava poco. Ma mai mi venne d’annoiarmi a far perimetri e perimetri. Pure, se m’allontanavo per altra terra, cascavo comunque su un’isola, grande per come ti pare, ma sempre isola era. Un’isola, più è piccola più sa d’infinito, più si fa centro di mondo intero, che tutto ciò che ti circonda è infinito, dunque, qualunque cosa è dentro quello sconfino, non può che esservi centro, è a sguardo d’infinito a destra e manca, a destra e manca di dove ti giri. Che dunque sarei a destino centro d’universo d’abisso? Che tale evidenza di vertigine mi fece nessuno che non ho altro da riportare che uno sguardo a ciò che non conosco.

12 giugno 2022 / miglieruolo

Assemblare Inutilmente Un Testo Oscuro

cristina bove

mia scultura e foto -by criBo

A chi si ferma
In veste amica a chi
Un’improvvisa voglia di conforto
Tradisce il cuore dalla bocca al petto
Offro il mio vero volto

È dunque

Urtare con le ciglia l’aria
Niente però succede
Altro s’intende che la sordità

Pieghi le orecchie
Ai fogli, i margini scorrevoli
Rotolano trascinandosi per poco
Oltre le paratie di questa nave
Limite di marosi e di rancore
Ardua fatica

Chiama quell’altra voce
Ha note di falsetto
Eco fischiato in galleria

Ondata di ritorno
Destabilizza di continuo il dire
Espropria il tempo

Scompagina la casa
Opera pia snidare
Laddove batte il maglio
Travestito da stelo di bocciolo
Asservimento ai carri vincitori
Notabili agitati in gran da fare
Teneri in apparenza
Ostili e duri dentro la corazza.

C

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12 giugno 2022 / miglieruolo

Planitude

cristina bove

riflessi il mondo e il cielo
in acqua tinta al blu di metilene
varchi in attesa della ripartenza
          placidità dell’onda
          connessioni di luci
          viversi al meglio delle circostanze
          rimandare gli addii
          si salperà quando le vele al vento
          saranno ali mimetiche
e sulla scia dipinta nella sera
si volerà nella tranquillità dell’ora
verso un azzurro mai dipinto prima

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3 giugno 2022 / miglieruolo

All that jazz

Chiedo ai sassi che nome vogliono

Due Giugno, oggi, si festeggia la Repubblica, tale cosa appare infondata che già è a trabiccolo ad art. 1, che per compro bomba a super PIL di sforamento di tetto previsto, pure a 11 pare messa male. Ma fa caldo d’asfissio che provai ad uscire ma incorsi in vicissitudini che mi riportarono a fresche mura domestiche. Allora mi prendo tempo e vi rifaccio storia vecchia di musica, a tutto volume.

“Ho memoria vaga d’un prozio, non consanguineo, tale dunque per incroci matrimoniali ibridi. Ad ogni buon conto, faceva l’ufficiale medico nell’esercito regio, quando le bombe cascavano a grappoli. Una di quelle colpì in pieno il palazzo dove viveva e lo squarciò catapultandolo immobile e privo di sensi su un cornicione. Ci rimase appeso per chissà quanto tempo. Non si riprese più, se ne rimase muto e zitto, chiuso in un autismo definitivo da lì a che sarebbe campato. E gli…

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3 giugno 2022 / miglieruolo

remains

2 giugno 2022 / miglieruolo

evoluzione

Quando si interviene con la sincerità dei poeti nell’evanescenza che denominiamo realtà accade che da figura dell’essenza si diventi controfigura dell’immaginario. L’Evanescenza condenza e appare, in controluce, qualche brandello di comprensibile verità. Grazie Luciana

22 Maggio 2022 / miglieruolo

dolori

Meravigliosa, amata LallaErre!

16 Maggio 2022 / miglieruolo

A sfidar destini

Chiedo ai sassi che nome vogliono

La terra trema, di bombarda non cessa il suono, a mare aperto c’è continuità d’annego a fuga di disperazione, pure virus appare a cedimento d’eversione per boicotto, che crede a terrapiatta, rema contro governo di migliorissimi, a sprezzo che fu abolito per legge di stato edotto e saggio, non s’eclissa e fa morto ammazzato per piglio criminale e senso civico da fattucchiera. Bolletta schizza con benzina, d’inflazione fecero overdose che stempero dolor con nota ridotta a strumento solo.

A pagamento per sgobbo c’è sempre voce a ribasso, pure per insegnante, che se vuol aumento di centesimo dimostri d’essere ad abnegazione totale, con conseguente contratto h24, reperibilità a notte fonda per esercizio a crocettatura, che pare settimanale a mille mila tentativo d’imitazione, tal altra rassomiglia a roulette che russa è meglio non si dice, che entri in camera caritatis e lista di proscrizione a compagnia di Tolstoj. C’è anche pletora di…

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31 marzo 2022 / miglieruolo

Cerco indicazioni su edizioni recenti dell’opera di cui sopra.

1 marzo 2022 / miglieruolo

Confiteor

dal blog: https://chiedoaisassichenomevogliono.wordpress.com/2022/02/28/confiteor//

Che sia l’ultima volta. La prossima ti segnalo all’eminentissimo Presidente dr prof mitico MultiDrago

***

Di una cosa voglio parlare, a moto d’indignazione e mea culpa, per rimuovere da coscienza azione mia assai disdicevole. Mosso ancora d’insufficiente pentimento, mi decido di vuotare il sacco, a scopo d’espiazione, circa l’esistenza d’organizzazione tremenda, manipolo di sciagura, che s’atteggia, nel silenzio e nell’oscuro – dove invero merita posizione esclusiva – a congrega di distruzione di civiltà. Che tanto m’è a dolore di viscere per la prova provata che n’ebbi, che a bottiglia quale ultimo appiglio di disperazione mi rivolsi, pure trovai parziale conforto a musica. Ve ne offro di buona ed altrettanto espiatoria.

Ora, io m’avvedo che i destini d’umanità sono legati all’azione di pochi saggi e, mentre il mondo intero saluta pandemia per abrogazione ex legis, questi s’attrezzano a bomba per risorgimento autentico. Tali e altri indurrebbero a partecipazione anch’essi, poiché piatto ricco mi ci ficco, giammai per sé stessi, o, come sostenuto da biechi oscurantisti, per pura bramosia di sangue e potere, piuttosto per destino fulgido di civiltà. Che sfoltita a genere umano era opportuno che vi fosse, per conservazione di specie, puntellamento d’economie traballate da virus. Eppure, che ciò è evidente a stolto, che ne ho prove che convincerebbero un cieco, v’è contezza in me d’altrettanto pochi che in ombra tramano a sventare la faticosa elevazione a grande civiltà d’intero pianeta.

Partiamo dal principio, che meglio vi spiego se dettaglio. Ebbi le prime avvisaglie dell’orrendo complotto l’estate scorsa, che me ne andavo a banchina di molo, speranzoso in totano di Pilu Rais, con portafoglio rifornito a bancomat. Già m’ero persuaso di colpe, di peccati, sia pure lievi, che optavo per ciò in luogo di tramezzino a surgelato al sapore di granchio delle Molucche con odore di funghetto trifolato in petrolio raffinatissimo. Ma ciò che vidi m’orripilò. Il tale, vestito a camuffo a pantaloncino, con fare furtivo e circospezione, s’era appropinquato al vecchio pescatore con cesto di pomodoro e, consegnatolo, ne ricevette in cambio cartoccio di pinne e lische. Sospettai ciò che poi, ingenuamente, mi fu confessato: ci fu baratto. Seppi, di lì a poco, che v’era usanza diffusa di trasferirsi, proprio lì, in terra mia di civiltà aulica, in campagna, per autosufficienza alimentare, che non v’era interesse in dette persone di partecipar a dolore di crisi, con contributo a cassa di centro commerciale.

Di più, tale abiezione s’era fatta moda, e tali e tanti me ne indicarono, che non ressi a pianto. Ciò che invero mi turbò è che questi infingardi, nemici d’uomo e di progresso, mostravano – con chiaro intendimento di proselitista – sguardi felici e beati, sì da catturare a contagio i più fragili. L’orrore mi pervase che tornai a casa non senza aver pienato due carrelli di supermercato di minchiate, in atto di generosa compensazione. La cosa si ripetè. Un amico, possessore di orto proprio, mi disse di aver scambiato certe sue produzioni con olio e frutta secca, un altro, che fa di mestiere il musico, mi riferì di suono a festa di compleanno di tribù, a cambio di derrate varie, quali vino, cavolo e persino salamoie e formaggio. Mi si riferì di tale che esercitava professione di ripetizioni di latino a figlio di contadino aggratis e che talora veniva ricompensato con caci di forma varia. C’era dato a soffrire tutti per gesto di pochi. Ormai m’era chiaro. Eppure tutto mi sarei aspettato tranne di finire io stesso travolto dall’inganno. Dapprima il germe della rottura civile mi s’è insinuato lento, come un prurito sotto la pelle cui non diedi peso particolare, sino all’episodio fatale. Si, è vero che cucinai per feste di natale in maggior abbondanza prodotti di pesca di cugino, per distribuirne eccesso ad amici fraterni, pure, quelli, ricambiarono con d’altro di cui disponevano. Ma la situazione è precipitata proprio stamane. Mi trovavo, com’è giusto che sia, a far benzina, poi, che m’era finita libagione, m’ero per affacciarmi, qual cittadino modello, a centro commerciale. Ma, proprio su ciglio di strada, notai movimenti di tale conosciuto c’armeggiava in portabagagli d’auto con fare di chi occulta cadaveri. M’avvicinai e lì, stipato, c’era vino in damigiana per dar da bere a truppa. Rosso che macchiava pure il vetro di fuori. Ne chiesi lumi e mi fu risposto che trattavasi di vino di antico contadino, aspro e che sa di terra, – il vino, non il contadino – e che lui, piccolo agricoltore, l’aveva avuto in cambio di formaggio di capra sua, castagne e patate. Ormai corrotto dalla vista della trappola a gola, prestai il fianco, che mi si chiese in cambio d’una damigiana un paio di libri di quell’altro me che opinatamente tengo a mo’ di tappetino d’auto. M’allontanai soddisfatto, lì per lì inconsapevole del misfatto. In casa mi svegliai dall’incubo e m’arrovellai per l’accaduto, ché mi tocco dar fondo alla scorta avuta illecitamente. Ed ora, contrito nel mio dolore, spero nel perdono di comunità intera, che, senza passaggio a bancomat, come neanderthalensis che tinge fondo di caverna, commisi delitto di scambiar cultura con coltura.

27 febbraio 2022 / miglieruolo

Radio Pirata 7 (Peace & Love & Buona Domenica)

Vi piaccia o meno, è così che si scrive. La penna come un fioretto a far zig zig sui petti adiposi dei sergenti di latta autoproclamatisi esperti e scienziati.

***   ***

Che se ne venne giù neve imprevista, e freddo e gelo nemmeno ebbero comprensione per me che nacqui d’Africa che neppure se ne avvide solerte funzionario d’anagrafe a registrazione. Pure m’abortì passeggiata in riva al fiume, di riconciliazione a mondo. Ma faccio di necessità virtù e vado di Radio Pirata, che oggi faccio a buona domenica ed a vocazione corsara. Prendetevela comoda,

Corro fuori a cappuccio a terrazza per protezione a telo per fichi d’India che m’accompagnano da che son nato. Messi a neve mi fanno che passo per scemo, ma quelli reggono bufera che me lo fanno perché mi vogliono bene.

Pure mi pare che fanno omaggio a vita, e le spine sono solo un sovrappiù che cautela impedisce di conoscere a malo modo. Ho orecchio che passo per così così a Q.I. che ce li tengo a quota s.l.m. improbabile, tra bosco di faggio e roverella. Ma tant’è, d’un pezzo di mondo che è mio non mi nego compagnia.

Che fuori digrigna il vento di guerra, che mi sono deciso che oggi lo ignoro. Mi feci persuaso che guerra è che spesso se ne parla a portafoglio gonfio di giornalaio, che di pace e amore nemmanco se ne fece cenno, pare non facciano accise, forse manco esistono, che su faccialibro non se ne fa cenno. Se mi fumo sigarettina su scoglio a brezza leggera che arriva d’Oriente, pure se sono feroce reziario, mi pare che mi passa voglia di sventolare la daga.

Che d’attenzione al niente ch’è tutto, mi scuoto solo s’arriva Pilu Rais e mi porta lo sgombro che d’oceano ha il profumo. Più avanti Zio Turi ha i pomodori.

E dopo che quello te lo sei passato di griglia, con il limone d’albero del vescovo, che hai espropriato dei frutti – pure con qualche soddisfazione -, ci hai mangiato accanto un’arancia rossa a cristallo di sale e olio di Zio Turi, pure di rosso hai tinto il bicchiere, ti viene voglia d’una cosa sola, che certo non è guerra. E che non si perda occasione a iosa, che poi non torna, che di tempo ne rimane sempre assai poco ed è meglio s’impieghi così, che non a lambiccarsi d’altro che non serve.

E buona domenica, di bandiere bianche.

Chiedo ai sassi che nome vogliono

Che se ne venne giù neve imprevista, e freddo e gelo nemmeno ebbero comprensione per me che nacqui d’Africa che neppure se ne avvide solerte funzionario d’anagrafe a registrazione. Pure m’abortì passeggiata in riva al fiume, di riconciliazione a mondo. Ma faccio di necessità virtù e vado di Radio Pirata, che oggi faccio a buona domenica ed a vocazione corsara. Prendetevela comoda,

Corro fuori a cappuccio a terrazza per protezione a telo per fichi d’India che m’accompagnano da che son nato. Messi a neve mi fanno che passo per scemo, ma quelli reggono bufera che me lo fanno perché mi vogliono bene.

Pure mi pare che fanno omaggio a vita, e le spine sono solo un sovrappiù che cautela impedisce di conoscere a malo modo. Ho orecchio che passo per così così a Q.I. che ce li tengo a quota s.l.m. improbabile, tra bosco di faggio e roverella. Ma tant’è…

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26 febbraio 2022 / miglieruolo

La Prima della Prima

Chiedo ai sassi che nome vogliono

V’è corso di storia che non capisco nemmanco a cosa essenziale, come si compete a nessuno, che io tale sono e tale mi ritrovai a dispetto dei Santi, o forse per volontà dei tali. Che al più m’è dato di sostare a furor di scoglio, fiasco in mano. Pure di musica m’intendo, o meglio, con quella m’intendo, che me ne faccio d’overdose e ve ne offro un cincischio appena.

Che anche a sforzo, assai poco capisco, eppure coi numeri ho dimestichezza tecnica e m’è dato a sapere che dopo uno viene due, poi è tre. Ma se uno non è andato, allora difficile che viene due, neppure è possibile ad alcuno infagottarmi da venditor di materassi che poi viene tre. Se la scena è la stessa e l’attore cambia, non è che poi la scena si fa altra, che forse taluno la recita meglio a soggetto, talaltro pare distratto nella…

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26 febbraio 2022 / miglieruolo

La Prima della Prima

25 febbraio 2022 / miglieruolo

Di_Stanze

Di_stanze

Pubblicato ilvenerdì, 25 febbraio 2022dacristina bove

filigrane d’argento, i movimenti
un tintinnio di scaglie
serpentine le braccia
la donna tutta in un cappello
da spiaggia
l’uomo in costume blu
nel rosso tinto del giardino d’aceri
erano come foto arrotolate
banconote scadute nelle tasche

passarono quegli anni
ricordi di salmastro mare e calchi
di giovani sdraiati sulla rena

reclamava la vita
quasi a mancare il fiato
non avevano frecce direzionali
né calendari a chiedere una proroga
che venne ad insaputa
_li colse impreparati_

stilati in calce ai documenti
i nomi
persero i volti di riferimento
era calato il vento dei respiri
e si fu foglie
d’olivi taciturni nel parco degli addii
2 dicembre 2021 / miglieruolo

statistiche

1 dicembre 2021 / miglieruolo

eclissi

1 dicembre 2021 / miglieruolo

tre quarti di secolo

15 novembre 2021 / miglieruolo

Louis Althusser: affabulatore, filosofo e militante

di Mauro Antonio Miglieruolo

Leggi tutto…
8 novembre 2021 / miglieruolo

Yerka, artista a tutto tondo – 1

di Mauro Antonio Miglieruolo

Jacek Yerka: molto più che Signore del Fantastico

Recentemente ho ricevuto da un’amica, alla quale avevo inviato più di una immagine di Jacek Yerka, una sorta di gentile critica, oltre che l’apprezzamento d’obbligo per il pittore-illustratore. Le immagini, si ammetteva, erano di indiscutibile valore, tuttavia palesavano l’eccessiva inclinazione al fantastico che mi avrebbe indotto a sceglierle. Non posso che ammettere la mia piena responsabilità, priva di attenuanti: sono perseguitato da una passione precoce per il fantastico fantascientifico che condivido con molte altre povere vittime, sopravvissute al doloroso epilogo della fantascienza. In particolare sono un ammiratore di Jacek Yerka.

Ritengo tuttavia che la ragione della preferenza accordata a Yerka non sia riconducibile solamente a tale personale inclinazione. Inclinazione che ha il suo peso, ma non prevalente e non esclusivo. Lo si evince dalla banale circostanza che decine, forse centinaia di altri disegnatori hanno prodotto e producono immagini di notevole valore in quanto a originalità e fantasia. Nessuno di essi però coinvolge (ho verificato più volte) quanto coinvolge Yerka; nessuno attiva uguali movimenti interiori di incanto e interesse; o svolge il ruolo speciale svolto da Yerka, bardo dell’illustrazione, artista di rilievo nelle recenti esplorazioni del mondo delle forme.

Jacek Yerka, illustratore originale e particolare dal talento particolare.

È l’emersione di questa sua particolarità alla base della fascinazione prodotta. Fascinazione dovuta all’emergere in lui dell’Avatar, della cui apparizione nell’artista ho sentito parlare per la prima volta dal mio medico agopunturista personale Fiorello Doglia (*): poeta, scultore e artigiano a tutto tondo. È la costante presenza dell’Avatar (in grado maggiore o minore) nei lavori di Yerka che ha indotto Harlan Hellison a scrivere un libro di racconti ispirato ai suoi quadri. Una scelta che ho indegnamente imitato ispirandomi anche io ai frutti di una sensibilità effetto della congiuntura tra spirito Naif, attrazione fantascientifica, tirannia dei ricordi e tendenze surrealiste, ancora vive nella nostra cultura.

Per comprendere compiutamente questa affermazione bisogna collocarla nei suoi giusti limiti, quelli che sono individuabili anche in artisti “illimitati” quali Borges, Mahler, Céline, Kandinsky ecc. Voglio dire: Yerka è molto, non il tutto, niente altarini per lui.

Occorre pertanto gettare lo sguardo oltre gli aspetti esteriori, epidermici dell’opera o delle opere che si stanno esaminando. Che possono essere (appunto) la maggiore o minore fantasia con la quale le opere sono costruite, gli eventuali echi fantascientifici, quando sussistono; o l’abilità con la quale vengono scelti, combinati e trasformati i dati del reale che ispirano l’artista e con i quali l’artista attira la nostra attenzione; oppure quando nei fatti lui vuole edificarci.

Sappiatelo: Yerka, al netto delle inevitabili ambizioni che albergano in ogni essere umano, nelle sue più profonde intenzioni non si propone di stupirci o suscitare ossequio. C’è anche questo a renderlo umano, membro riconoscibile della comunità degli uomini. Ma c’è soprattutto il parlare alle persone del mondo com’è, di là dalle riconosciute apparenze; permettendo così alle persone di cogliere di sé stessi qualcosa su come sono. La medesima impresa in cui sempre si cimenta, a volte senza saperlo, il vero aedo, colui che, nello stesso tempo, continua la tradizione nella quale è inserito, la rinnova e se del caso la sconvolge.

Jacek Yerka, per farlo, utilizza i dati del proprio inconscio; il quale a sua volta si avvale dell’inconscio collettivo; e attraverso l’inconscio collettivo intreccia discorsi e relazioni con l’inconscio personale di ognuno. Lo fa rielaborando i ricordi del vissuto dell’infanzia; dando spazio alle verità che guidano il processo di umanizzazione; nonché alle verità ultime nascoste all’interno dell’informe magma quotidiano.

L’esito finale è qualcosa (scusate l’approssimazione) che trascende l’impressione immediata fornita dall’immagine. Appare evidente allora la limitazione che comporta circoscriverlo nel suo aspetto più evidente; frutto dell’occhiata distratta concessa all’interlocutore (al poeta) non appena la proposta di interlocuzione giunge ai nostri orecchi (ai nostri occhi, al nostro intelletto).

Questo “qualcosa” è nello stesso tempo di tutti gli artisti e di sua esclusiva pertinenza. Evitabile esclusiva pertinenza: ognuno nasce con un proprio patrimonio genetico con una sua esperienza personale: alla quale aggiunge la cultura dominante in quel certo ambito; dando luogo alle speciali determinazioni che caratterizzano gli individui come tali. Per sfociare infine nell’essere umano sociale denominato Jacek Yerka, uno dei tanti che hanno scelto di darsi – anima e corpo – al lavoro artistico.

Esplicito ulteriormente. Yerka è un unico di eleganza, intuito, sensibilità e percezione delle infinite occorrenze presenti nella concatenazione (processo) degli eventi. Il suo è linguaggio visivo ricercato eppure immediatamente fruibile a qualsiasi osservatore umano (ignoro, neppure mi azzardo a avanzare ipotesi, sulla reazione di un eventuale extraterrestre); un unico di sentimento (che raramente sfocia nel sentimentalismo), di visione non visionaria, di capacità d’ascolto e di tradurre l’udito nel linguaggio degli uditori. Simile a Beethoven, a Mozart, a Palestrina, a Verdi è sufficiente un solo contatto con la sua opera per riconoscerne l’appetibilità e il valore.

Questa immediatezza non è di artisti accademicamente più noti, che siano surrealisti o meno.

Surrealisti: cioè tendenti a produrre stupore più che buona creanza culturale. Perdonate la diminuzione: ritengo possiate scusarla considerando che analogo limite attribuisco alla Fantascienza.

Stringo ancora un pochino il nodo scorsoio. Tale immediatezza non è, ad esempio, di Salvador Dalì. Senza dubbio Dalì traduce bene, con audacia immaginativa, la complessità del reale: rimane però sempre con un piede ancorato nei territori di un impossibile/potenzialmente possibile mentale. Diciamo che rimane un adulto (anche culturalmente) pure quando fa appello alla credulità dei suoi simili. Ma è all’intelletto che si rivolge, massimo all’intuizione, non al fanciullo. La desolazione, la solitudine e il terrore sono il suo mestiere. Yerka, al contrario, manifesta l’abilità di rendere anche l’impossibile come possibile: non come sogno, o suggerimento: torcendo il rappresentato, e poi raddrizzandolo, per esporlo come parte della realtà, sua eccezione, al massimo come bizzarria: come ricordo, vissuto, esperienza pratica, realizzabile non appena una qualsiasi stimolo sensorio/intellettuale ci spinga a svoltare l’angolo. Ci spinga a considerare l’aleatorietà dell’istante; a considerare la storia del cosmo come condensata nelle emergenze continue che chiamiamo realtà.

Yerka non scorda mai d’essere stato fanciullo: suggerisce a noi di non dimenticare d’esserlo stati. Suggerisce d’aver sempre presente ciò che dovrebbe sempre essere, anche se non sempre lo è: vivere nell’innocenza e nella credulità, anche quando ostacolati dall’intelligenza che suggerisce, con ragione, prudenza. Se, infatti, credere in quel che crede un poeta è fecondo, istruttivo, efficace; inefficace, diseducativo e depauperante (lo sottointende) sono al contrario le parole di coloro che restano ancorati, nonostante ogni esperienza e ogni discorso, a un potere maligno e indecifrabile che si appropria delle nostre vite, pretendendo ipocritamente di farlo “per il nostro bene”. Forse l’inclinazione per il realismo nasconde proprio questo. L’hegheliano discorso sul reale che sarebbe sempre razionale. E invece non lo è.

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Yerka apre per noi una porta. Oseremmo, per abbandono ai tradimenti dell’illusione del certo e del vero e dell’immediatezza, richiuderla?

CONTINUA SABATO PROSSIMO


C’è in giro molta fantasia. Per esempio nelle cinque immagini qui sotto che NON sono di Yerka (e ne riparleremo in qualche prossimo sabato)

(*) UNA NOTA SU FIORELLO DOGLIA

Grottaferrata, 01/06/1959 – https://www.fiorellodoglia.it/

Opere:

Atlante pratico di agopuntura, 2015, Casa Editrice Ambrosiana

Anello mancante – 14 agosto 2021, Amazon

Un autunno un inverno – 1 gennaio 2021, Amazon

Affiorar di parole (Raccolta di parole e pensieri con “irruzione” di pittura, scultura e grafica). Nuova edizione con inediti – 4 ottobre 2020, Amazon

Palabras que afloran: Colección de palabras y pensamientos con “irrupción” de pintura, escultura y dibujos (Spanish Edition) –Valentina Moreno (Traduttrice)

Radici, sassi e sassolini: nuova edizione – 27 luglio 2021, Amazon

Come goccia. Parole sulla via delle immagini – 18 novembre 2019, Amazon

PAN-DE-MI-A: Emozioni nella notte 19 poesie e più! – 13 giugno 2020, Amazon

Nota Bene: alcune di queste opere erano state pubblicate a suo tempo dalla Aracne Editrice. Il successo delle stesse unita all’insoddisfazione per la politica editoriale dell’Aracne ha convinto l’autore a procedere ripubblicando in proprio.


7 novembre 2021 / miglieruolo

La Fantascienza a confronto – 3

di Mauro Antonio Miglieruolo (*)

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